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Perché le alluvioni annegheranno l’Italia
Parla Gabriele Ponzoni, Geologo dell’ Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia
-di Lou Del Bello | in Natura, Politicanov 11, 2011
Le devastazioni portate dalle alluvioni in questi giorni sono in buona parte causate da una cattiva gestione del territorio, lo si legge sulle pagine di tutti i giornali. Ma l’espressione “cattiva gestione” può significare molte cose: sottovalutare il rischio e lasciare aperte le scuole, ad esempio. Oppure cementificare gli argini dei torrenti, come è avvenuto negli anni Settanta. Una trovata di cui oggi paghiamo lo scotto. Gabriele Ponzoni, geologo dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ente nato per volontà di Pertini all’indomani del terremoto dell’Irpinia) ci dedica un’ora del suo tempo per raccontarci le molte facce del fenomeno, che affonda le sue radici nella recente storia d’Italia.
“Se hai un problema – come quello delle alluvioni – sei costretto ad analizzare anche tutti gli argomenti limitrofi, perché è tutto collegato” esordisce il geologo. “Il vero problema dell’acqua è che negli ultimi quindici anni si sono date autorizzazioni edilizie su territori che non si sarebbero nemmeno dovuti prendere in considerazione. I condoni hanno fatto il resto, legalizzando costruzioni su aree pericolosissime, e questo a Genova lo sanno bene”.
I miliardi di danni alle infrastrutture e alle risorse naturali, né tanto meno la vita delle vittime, potranno essere recuperati, ma di fronte a un disastro che conferisce forza e verità alle previsioni di molti studiosi finora considerati allarmisti, la ricerca procede ora con un maggiore sostegno dell’opinione pubblica. Un esempio è il modello messo a punto da Salvatore Rampone, che insegna Sistemi di Elaborazione delle Informazioni nell’università del Sannio, pensato per “consentire una gestione sostenibile dell’acqua. Il sistema ha lo scopo di prevedere, attraverso un sistema computazionale, la portata media delle sorgenti, date determinate caratteristiche idrogeologiche e geologiche”.
Ponzoni ci aiuta a leggere questa dichiarazione: “L’acqua che penetra nel sottosuolo a volte impiega mesi ad arrivare all’opera di captazione. Questo perché deve filtrare attraverso il sottosuolo, ed è un percorso lungo: nel sottosuolo, il flusso non è veloce come quella dei torrenti”. Di norma, viaggia anzi lentamente: “Il tempo che intercorre tra la penetrazione la disponibilità al pompaggio è detto ‘tempo di ricarica’. Se non lo si considera nel piano di prelievo idrico si rischia di esaurire la falda. E il sistema naturale presto o tardi presenterà il conto: il modello di calcolo della portata delle sorgenti è utile a questo fine”.
Con l’acqua non si scherza: i torrenti di aree montuose come la Liguria possono diventare dei veri cannoni, perché dal punto d’ingresso al punto di arrivo in pianura il flusso non ha tempo di rallentare tramite, ad esempio, l’attrito delle piante sulla riva o l’assorbimento nelle aree golenali. “Io credo – prosegue Ponzoni – che da oggi in avanti avremo almeno un episodio molto serio ogni anno. Nel 2010, ad esempio, abbiamo avuto Vicenza, dove l’alluvione ha causato miliardi di euro di danni”. Ed ecco il punto cruciale: i soldi spesi per la prevenzione di questi eventi saranno sempre inferiori a quanto costerà la riparazione dei danni, anche senza contare le perdite umane.
Ma a questo punto emerge anche il perché della difficoltà nel mettere in piedi misure preventive: “Riadeguare tutto il nostro sistema di gestione idrica, comprese le tubature cittadine, in base all’aumentata quantità di precipitazioni dovuta al cambiamento climatico costerebbe moltissimo. I comuni, in questo periodo di crisi economica, non hanno le risorse necessarie e questo porta ad aumentare ulteriormente i costi che si troveranno a sostenere nel prossimo futuro”.












