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Di vino e di altre sciocchezze
Un giorno a Fornovo per assaggiare vini “naturali” e conoscere i vignaioli che li producono
-di Alice Colantonio | in Gastrosofianov 14, 2011
La Guernica di Matisse e la Pedrera di Renzo Piano. I Promessi sposi di Verga e i Girasoli di Gauguin. Quale storia avremmo studiato se ci fossimo dilettati a confondere nomi e opere? A Fornovo questo non sarebbe stato possibile: perché ogni vino era vicino al suo vignaiolo.
Pare l’anno delle ricorrenze quello che viviamo: dopo – e durante – il compleanno della Repubblica, prima della data mistica dell’undici undici duemilaundici e dalla nuova festa di liberazione nazionale, da quelli di “Vini di Vignaioli” si celebra la prima cifra tonda della bassa padana enologica. Dieci anni di incontri e racconti, dove percorrere l’intera penisola senza passare dall’autogrill. Di paese in paese, di casa in casa: Fornovo è una grande (idealmente) piazza in cui si passeggia fianco a fianco, e come nelle strade in cui siamo cresciuti si incontrano vecchi amici, si scambiano chiacchiere, abbracci, saluti, consigli gratuiti, auguri reciproci. Festeggiamo i protagonisti, le persone che fanno il vino, che tornano ogni anno in questo fatiscente capannone con la gioia di onorare i vincoli affettivi senza autocompiacimento. “Una fiera di paese”, che si conserva fedele a se stessa, e che ama presentarsi come un’alternativa alle più didattiche ma forse più distanzianti rassegne naturali (ma se c’era una navetta dalla stazione si toglieva qualcosa allo spirito della manifestazione?).
A Fornovo ci si conosce già, si apre un libro a cui siamo affezionati per scoprire cosa ci dirà di nuovo, ed è come se l’inaccessibile scrittore della tua vita ti trascinasse a casa sua per introdurti al suo nuovo romanzo. Hanno voglia di parlare, i vignaioli. Arianna ha la nostra età. Ci siamo sentite una volta per telefono ma mi abbraccia come se ci conoscessimo da sempre. Poi c’è Antonino, per gli amici Nino, e noi un grillo così non lo avevamo assaggiato mai. La femminilità rude di Elisabetta ci conquista, la spontaneità di Loris ci diverte, il fascino ingenuo di Giulia Giancarlo e Andrea ci rassicura. Nomi come volti, persone, personalità, che non è possibile racchiudere nello schematismo di una griglia valutativa ma che ritroviamo nel bicchiere sempre mezzo pieno. Perché noi oggi non siamo degustatori, e ci beviamo pure un po’ il produttore.












