• Durban 2011, un’introduzione

    Aspettando la diciassettesima Conferenza delle Parti

    Per dovere di cronaca: Durban si trova nella Repubblica Sudafricana, è una città portuale sita nella costa est, con più di 3 milioni di abitanti. Questa città sarà la location della diciassettesima Conferenza delle Parti, il meeting di tutti i Ministri dell’Ambiente  del mondo con varie delegazioni, che discuteranno sul clima che cambia, dal 28 novembre al 9 dicembre.

    Dopo i fallimentari COP15 a Copenaghen e COP16  a Cancun c’è da rimboccarsi le maniche: vanno presi impegni vincolanti e duraturi oltre il protocollo di Kyoto che ci ricorda che esiste una reale e drammatica necessità di contrasto al cambiamento climatico mendiante la stabilizzazione delle emissioni di gas serra. Esiste un evidente stallo tra i paesi con economie emergenti  e potentissime (i cosiddetti Brick) e il vecchio Occidente, primo della classe ma con riserva, che dovrà essere superato per la buona riuscita del meeting. Abbiamo sempre sostenuto che incontri  di questo genere hanno intrinseca la capacità di decidere poco e allontanarsi dai problemi reali delle comunità di cui sono referenti, insomma i cambiamenti culturali sembrano essere distanti anni luce dalle problematiche contingenti, dai report, dalle aule in cui i potenti fanno a gara per trovare l’idea migliore. Ma intanto se ne discute e l’attenzione pubblica verrà catalizzata per un attimo su tematiche ambientali che altrimenti rimarrebbero motivo di discussione solo per gli addetti ai lavori.

    A Durban, come  a Cancun, si discute la probabile sopravvivenza del protocollo di Kyoto che a 17 anni dalla sua invenzione suona ancora come sfida e monito per la riduzione dei gas serra. A Durban ci sarà la responsabilità, una tra le tante, di trovare una via adatta e percorribile per alleviare la cosiddetta  local carbon footprint, l’impronta di carbonio delle comunità locali.

    Per quanto riguarda l’italia esistono sensibili milgioramenti: le emissioni sono a -4,8% rispetto a quelle del 1990, ancora poco rispetto agli obbiettivi di Kyoto( -6,5%) per il periodo 2008-2012. E il tempo è quasi scaduto.

    Quello che succederà in questi dieci giorni è tutto da vedere, la speranza è quella che i grandi della terra ripartano dal basso, dalle istanze delle comunità locali e dai movimenti ambientalisti. Per l’Italia in particolare sarà il momento di vedere in neo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in azione.

    OkNotizie

Articoli Relativi

Lascia un commento