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San Gherardo: un’oasi in cerca di pace
-di Gabriele Fittipaldi | in Gallerie Fotografiche, Naturadic 12, 2011
A pochi chilometri da Bologna tra il corso del fiume Reno e le spettacolari arenarie plioceniche del Balzo dei Rossi si trova l’Oasi di San Gherardo, un punto strategico per gli amanti del birdwatching che possono “spiare” le numerose specie di animali che popolano la zona protetta.
L’apertura dell’Oasi di San Gherardo risale al 1995 come ultimo passo di un progetto di riqualificazione e riconversione di una ex cava di sabbia e ghiaia. Terminate le attività estrattive la società che gestiva la cava (la SAPABA) ha avviato a proprie spese una complessa opera di restauro ambientale che ha portato alla creazione di due ampi bacini attorno ai quali è stato ricreato un habitat ideale per la sopravvivenza di quelle specie che popolano le zone umide d’acqua dolce.
Nei 68 ettari dell’oasi si possono osservare germani reali, tuffetti, aironi cenerini, martin pescatori e tanti altri uccelli che si fermano per riprodursi durante la migrazione e lo svernamento, mentre sul Balzo dei Rossi nidifica il falco pellegrino. Per osservare le numerose specie di volatili sono stati costruiti percorsi e appositi capanni attrezzati per il birdwatching, mentre sono in fase finale i lavori per la ristrutturazione di una vecchia casa colonica che ospiterà il nuovo centro visite dell’area naturalistica.
I problemi per l’oasi sono cominciati quando HERA ha fatto dei lavori per mettere in sicurezza la condotta principale dell’acquedotto, andando ad intaccare lo strato di argille posto sul fondo dei laghetti che permetteva il ristagno dell’acqua. Per tappare questa falla è stato necessario svuotare parzialmente i bacini e ripristinare l’impermeabilizzazione del fondale. Per fare fronte alla scarsità d’acqua durante il periodo dei lavori, dopo una apposita concessione del Servizio Tecnico di Bacino, sono state utilizzate delle pompe per prelevare l’acqua dal Reno.
Ad oggi però, complice anche l’assenza di piogge che prosegue ormai da diversi mesi, i bacini risultano quasi completamente prosciugati nonostante nel 2009 sia stato deviato il tratto finale del Rio Conco per garantire l’approvvigionamento naturale di acqua. Molti animali per fare fronte all’emergenza si sono sparpagliati nelle zone limitrofe, andando ad abbeverarsi in uno specchio d’acqua formato da una chiusa sul fiume Reno.
Ci auguriamo che un inverno piovoso e le opere di ripristino dello strato impermeabile riportino l’Oasi di San Gherardo al suo splendore originale. Nel frattempo andrebbe fatta una bella ripulita nei boschi che circondano l’oasi, dove non è difficile scovare tra le sterpaglie rifiuti di ogni genere abbandonati ormai da mesi.
(Foto di Gabriele Fittipaldi)

























