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Caro carburanti, per gli agricoltori è subito crisi
Passato un mese dall’aumento delle accise, il mercato non ha ancora reagito
1 Commento »di Redazione | in Alimentazione, Energiagen 12, 2012
Di Alex Giuzio
È passato circa un mese da quanto il neo governo Monti ha deciso di aumentare le accise sul carburante: un provvedimento che, oltre a incidere notevolmente sulle tasche dei consumatori, è andato a colpire in particolare la categoria degli agricoltori.«I prodotti agroalimentari dal campo alla tavola viaggiano per oltre l’80% su gomma — ha segnalato di recente la Cia — e il caro benzina mette a serio rischio il futuro di tantissime serre e aziende agricole, per molte delle quali si prospetta addirittura la chiusura».
Tale è la situazione in Emilia-Romagna. Roberto Gori, direttore di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini, la illustra così: «Nelle nostre Province di competenza, caratterizzate da un’agricoltura relativamente ‘a riposo’ durante il periodo invernale, potrei dire che non vi sono ancora stati dei segnali di cambiamento delle abitudini. Ma se penso alla prossima campagna, i problemi emergono eccome, e riguardano prima di tutto l’aumento dei costi di riscaldamento o condizionamento da parte di tutte le aziende che usano il carburante come fonte energetica primaria (serre, fungaie, allevamenti); anche se debbo rilevare che molte di queste utilizzano gas metano o gpl, che hanno oneri minori rispetto a benzina e gasolio».
Ma per Gori non è finita qui: «A ciò va sommato l’aumento stimato di oltre il 10% dei costi delle lavorazioni e dei trasporti: ciò si tradurrà nelle liquidazioni dei prodotti da parte delle Cooperative e delle Cantine sociali.
Gli agricoltori del territorio potrebbero però decidere di adottare tecniche di lavorazione meno pesanti, come arature meno profonde e semine su sodo».
Un ultimo pericolo riguarda l’accordo con le imprese agromeccaniche per le tariffe di lavorazione, che secondo Gori «sarà difficile da raggiungere: non lo abbiamo trovato negli ultimi due anni; figuriamoci nel 2012, con questo aggravio di costi dei carburanti!».
Per il ravennate risponde invece il responsabile carburanti di Cia Ravenna Remo Cavallo, che al contrario di Gori, lamenta sin da subito un pesante aggravio di costi: «Questo è il periodo di punta per l’utilizzo delle serre, che incidono maggiormente rispetto ai trasporti. Per gli agricoltori emiliano-romagnoli si sono sviluppati costi incredibilmente alti, senza che il mercato abbia reagito con l’innalzamento dei prezzi».
Per Coldiretti Emilia-Romagna, l’addetto stampa Giuseppe Di Paolo afferma che la situazione è quella descritta appena due giorni fa da un comunicato nazionale dell’associazione, e cioè che «il record dei prezzi dei carburanti, giunti a 1,74 euro/litro, ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento sia dei costi di trasporto che di produzione, trasformazione e conservazione».












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