• Le biomasse infiammano Granarolo

    Tra polemiche e incentivi statale, una nuova centrale per produrre energia. Pulita o meno

    Centrale che vai, malumore che trovi: in un’epoca dove i biodigestori nascono come funghi grazie agli incentivi pubblici (di pari passo con impianti eolici e fotovoltaici), la conversione di terreni agricoli per scopi non alimentari continua a fare discutere.

    Chi difende a spada tratta gli investimenti sulle rinnovabili sono gli imprenditori, di fronte ai sempre più magri guadagni garantiti dall’agricoltura convenzionale. Sul fronte dei no, invece, le opposizioni abbracciano cause ambientali ed etiche, dall’inquinamento al consumo del suolo, fino a chiedersi quanto sia opportuno che una società moderna produca alimenti per farli marcire.

    A fare discutere, questa volta, è la centrale a biomasse che sorgerà a Granarolo faentino, in via Fabbra, in aperta campagna, a pochi metri dal Canale emiliano romagnolo.

    LA CENTRALE

    L’impianto vedrà la luce entro il 2012 e consiste in un biodigestore in grado di produrre fino a 999 kilowatt di potenza. Si calcola che la centrale lavorerà per circa 8000 ore annue, bruciando in un motore da 1000 cavalli il metano prodotto dalla digestione di 18mila tonnellate di mais, sorgo e triticale.

    La proprietà dell’impianto sarà una nuova cooperativa denominata Agrimetano, che a sua volta è formata dall’azienda agricola Ricci e dai soci di Apros, un’altra cooperativa che contribuirà a conferire il 50% delle materie prime.

    La maggior parte delle colture destinate a produrre energia si trova nel territorio, tranne una quota del 25% proveniente dallo zuccherificio di Minerbio, in provincia di Bologna, distante 64 chilometri.

    La centrale costerà ad Agrimetano circa 4 milioni e 500mila euro e si prevede sia in grado di produrre fatturato per 2 milioni di euro all’anno: su quest’ultima cifra è stata calcolata una compensazione ambientale del 3%, pari a 60mila euro, che verranno utilizzati per piantare alberi. Per la gestione dell’impianto sono state assunte due persone ex novo.

    Si calcola che in un anno una centrale di queste dimensioni immetta in atmosfera 9500 tonnellate di anidride carbonica.

    Per servire la centrale transiteranno dai 4mila ai 6mila camion all’anno: per questo la manutenzione di via Fabbra sarà a carico di Agrimetano per 15 anni.

    LA POSIZIONE DELL’AZIENDA

    “Siamo consapevoli che il nostro investimento abbia fatto infuriare numerosi cittadini”, sono le prime parole di Christian Ricci, titolare: “Tuttavia si parla in un modo errato di questi impianti: per prima cosa non è corretto il dato sull’anidride carbonica immessa in atmosfera, poiché i calcoli sono fatti da medie che considerano anche gli impianti delle discariche, alimentati da rifiuti urbani che producono un metano molto più sporco. Inoltre, l’anidride carbonica prodotta è compensata da quella assorbita durante il ciclo vitale delle piante. In Germania esistono 7000 impianti di questo tipo e si trovano anche dentro ai centri abitati, proprio perché non costituiscono un pericolo per la salute dei cittadini. La mia azienda è di 400 ettari, non la converto tutta in energia, continuo a fare altre colture da seme per 130 ettari. In passato facevo bietole da zucchero e queste costituivano l’80% del mio fatturato, ma la Provincia di Ravenna a fine 2005 ha venduto le quote e ci siamo ritrovati da un giorno all’altro senza più zuccherifici: ci siamo dovuti adeguare anche in base a questo”.

    LA POSIZIONE DEL PD

    Segretario del circolo locale del Partito Democratico è Annachiara Ghetti: “Il piano energetico regionale e quello provinciale prevedono questo tipo di centrali. Stiamo lavorando per fare in modo che i cittadini vengano tutelati e abbiano tutte le garanzie possibili. Per prima cosa chiediamo un’attenzione alla viabilità, ovvero che il futuro traffico di camion venga distribuito durante l’arco della giornata per limitare i disagi agli abitanti. Inoltre faremo in modo che l’amministrazione comunale di Faenza investa sul territorio di Granarolo, e non altrove, gli oneri di compensazione ambientale”.

    I CITTADINI CONTRARI

    “Come al solito, le amministrazioni ci informano a fatti compiuti. Abbiamo scoperto della centrale quando ormai tutte le carte erano al loro posto e tutti i permessi firmati. E’ vergognoso che si continui a consumare terreno e a prendere scelte che riguardano tutti senza che i cittadini possano partecipare alle decisioni in tempo utile”. A parlare è Gabriele Balbi, granarolese attivo nella vita della circoscrizione: “E’ stato fatto un incontro pubblico il 14 dicembre, si sono presentati alla cittadinanza due assessori del Comune di Faenza (Matteo Mammini per le Politiche Territoriali e Roberto Savini per l’Ambiente, ndr) che non hanno saputo darci informazioni precise. Sarebbe bastato presentarsi con tecnici di Arpa in grado almeno di spiegare quali sono i pro e i contro di questi impianti, per dissipare i dubbi di tutti. Come mai, per esempio, nel territorio di Reggio Emilia è proibito spandere il biodigestato nei terreni? A quanto mi risulta ci sono ricadute sulla qualità di certi prodotti, e in quel caso era necessario salvaguardare la produzione del Parmigiano”.

    A tale proposito, ha avanzato le sue preoccupazioni anche Andrea Gurioli, apicoltore del posto: “La salute delle api si basa molto sulla biodiversità, mentre questi digestori portano alla monocultura. Ci sono ampie documentazioni sul sito del docente Michele Corti (www.ruralpini.it), che indicano come il biodigestato possa portare con sé spore di Clostridium Botulinum, cioé il botulino; per questo temo che la produzione del miele possa essere contaminata. Abito a 250 metri da dove sorgerà la centrale e ho saputo della cosa solo perché un mio vicino di casa si è accorto che stavano estirpando un vigneto e si è incuriosito. L’atteggiamento dell’amministrazione è sconfortante, i politici hanno messo un muro di gomma tra loro e i cittadini: a cosa serve la democrazia se veniamo interpellati puntualmente solo quando le scelte sono già irrevocabili?”.

    OkNotizie

Articoli Relativi

  • Fattorie aperte

    Nelle domeniche del 13 e 20 maggio tornano gli eventi di Fattorie Aperte, un modo nuovo e coinvolgente per fare educazione che si rivolge a tutti: bambini, adulti e anziani. Una visita in fattoria non

  • Se Nature ha dubbi sull’agricoltura biologica

    una ricerca della famosa rivista ci schiarisce le idee sulla dibattuta questione

  • Mercato agricolo di Borgonuovo

    Dopo la pausa invernale, venerdì 13 aprile, dalle ore 16 alle 19, riparte il mercato agricolo settimanale “Dalla mia Terra alla tua Tavola”, in cui le aziende agricole dell’Appennino propongono prodotti freschi coltivati nel rispetto

Discussione 2 commenti

  1. 12 gennaio 2012 alle 20:08

    [...] E’ notizia di questi giorni che a Granarolo Faentino sorgerà entro il 2012 un biodigestore da un megawatt. Gli abitanti si sono accorti che stavano estirpando un vigneto, si sono informati e hanno saputo. Capito? D’altronde pare chi l’unico adempimento per chi fa l’investimento sia la presentazione di una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Per saperne di più vi invito a dare un’occhiata a questo sito http://www.sottobosco.info/2012/01/12/le-biomasse-infiammano-granarolo/ [...]

  2. 15 gennaio 2012 alle 16:54

    Cit. Chi difende a spada tratta gli investimenti sulle rinnovabili sono gli imprenditori, di fronte ai sempre più magri guadagni garantiti dall’agricoltura convenzionale.

    le cose non stanno propriamente così. chi difende l’impianto sono gli industriali dell’agroenergetico, non il comune agricoltore che è il motore portante di queste zone e che vorrebbe invece politiche agroalimentari e vorrebbe continuare a produrre pesche, pere, mele ecc ecc… mi sembra che l’agricoltore medio qua in zona non raggiunga i 10 ettari di terreno. con 10 ettari coltivati a mais o cereale, non incassi certo da vivere un anno e non ti ci avvicini nemmeno!

Lascia un commento