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Le arance di Rosarno contro il caporalato
Sabato 14 gennaio Arance SOS di Rosarno saranno a Bologna in Piazza dell’Unità dalle 15 alle
-di Filippo Piredda | in Agricoltura, Alimentazione, Newsgen 13, 2012
Tutti ricordiamo della rivolta di Rosarno: due anni fa i migranti lavoratori braccianti dell’agricoltura si ribellano alle condizioni di vita e lavoro. In mezzo ci sono permessi di soggiorno, clandestinità, integrazione con gli italiani, l’ngrangheta e il prezzo delle arance. Da qui si parte, dal “quanto è al kg“, con un’iniziativa per la vendita in tutta Italia di arance SOS Rosarno, “etiche per un futuro di sostenibilità”.A Bologna l’appuntamento è per domani, sabato 14 gennaio, in Piazza dell’Unità dalle 15 alle 20. L’iniziativa è promossa dall’associazione Campi Aperti, dal GASBO, dal Laboratorio Crash, con il patrocinio del Quartiere Navile. Sarà l’occasione anche per comprare ottimi prodotti, come si vede anche dalle foto dei produttori Equosud.
Le condizioni di vita e lavoro dei braccianti immigrati nelle campagne del Sud Italia (denunciate più volte da inchieste giornalistiche, da relazioni delle associazioni di medici e dagli stessi immigrati lavoratori) sono sotto gli occhi di tutti. Paghe da fame, caporalato, condizioni igienico sanitarie del tutto inaccettabili, nessuna politica dell’accoglienza: scenari che richiamano altre epoche storiche e che invece fanno parte del nostro presente. Molti dei prodotti che, attraverso la grande distribuzione alimentare, arrivano sulle tavole degli italiani sono “condite” dallo sfruttamento di chi nei campi del Sud viene quotidianamente “usato” senza alcun riconoscimento in termini di salario e di diritti. Anzi, molti dei braccianti agricoli immigrati sono, per la legge italiana, “pericolosi clandestini”. Fare qualcosa per opporsi a tutto ciò è possibile, anzi è necessario. A partire dalla cosa più semplice: acquistare solo quei prodotti per i quali si sia certi che la mano d’opera non viene sfruttata, e, in genere, assumere pubblicamente e nei comportamenti quotidiani la consapevolezza che “l’acquistare” non è un gesto neutro ma connotato politicamente specie se è complice di ingiustizia e sfruttamento e non si cura del peso delle coltivazioni inquinanti.
Tutto questo è legato alla questione del prezzo finale. Da qui si nota la differenza tra grande distribuzione, tra chi partecipa a questo meccanismo infernale e chi tenta di fare in modo differente. Basta scorrere i numeri.
CLEMENTINE BIO € 1,57 al kg
Raccolta 0.12 cent
Lavorazione 0.30 cent
Trasporto 0.15 cent
Promozione 0,10 cent
Quota di solidarietà Migranti: 0.05 cent
Produttore 0.85centARANCE TAVOLA BIO € 1,20
Raccolta 0.08 cent
Lavorazione 0.30 cent
Trasporto 0.15 cent
Promozione 0,05 cent
Quota di solidarietà Migranti: 0.05 cent
Produttore 0.57 centPer saperne di più vi consiglio l’intervista di Alessandro Canella a Arturo Lavorato di Equosud, su radiocitta’fujiko.











