• Una Food Valley di lacrime

    Terramacchina è un documentario di Daniele Di Domenico, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del progetto “Echi di In/sostenibilità: il territorio si racconta”. Un lavoro confuso

    Terramacchina è un documentario low budget, nato da un progetto di ricerca sulla sostenibilità del sistema agroalimentare parmense, nella zona della così detta Food Valley italiana.

    Al centro della narrazione l’epocale trasformazione del sistema agricolo/contadino e l’inevitabile conseguenza sui terreni iper-sfruttati e le falde acquifere, spesso irrimediabilmente compromesse dal massiccio impiego di concimi contenenti nitrati.

    L’opera filmica in sé è di relativo interesse, sia dal punto di vista visivo sia da quello contenutistico, bisogna infatti ammettere che l’antitesi uomo/macchina (produttiva o celibe che fosse) ha coinvolto il nostro secolo per intero, toccando ogni disciplina, risultando oggi piuttosto antiquata.

    La vera mancanza del documentario risiede in un problema di fondo, che si porta con se tutto il lavoro, col risultato di un pot- pourri visivo e di contenuti a tratti noioso a tratti irritante: la mancanza di un pubblico di riferimento.

    Pare quasi che il tentativo sia quello di comprendere un po’ tutti, dall’infanzia (grazie al pretesto narrativo della bambina alla scoperta del naturale e dell’artificiale) agli studiosi di settore (con le numerose interviste di specialisti dell’Università di Parma), fino a chi nel settore ci lavora in prima persona (con indicazioni tecniche su come realizzare un impianto di irrigazione a goccia); il tutto accompagnato da alcuni filmati di repertorio sulle campagne parmensi di primo novecento e da un solo, isolato e sperduto intermezzo di Novecento di Bertolucci.

    Mancando un pubblico definito, manca quindi un messaggio chiaro e, cosa ancor più grave, mancano totalmente momenti di denuncia e quindi di inchiesta; forse per evitare scontri con agricoltori e allevatori, così come ammetterà candidamente durante il dibattito Antonio Bodini del Centro Italiano di Ricerca ed Educazione Ambientale, presente alla proiezione.

    Insomma nulla a che vedere con un altro film di tema ambientalistico recentemente proiettato al Lumiére: Taste the Waste di Valentin Thurn.

    Come in ogni pellicola esistente però si possono trovare momenti di grande cinema:

    l’apparizione/ intervista di Mutti, quello del pomodoro, alle cui spalle si estende una enorme libreria piena, invece che di libri, di migliaia di barattoli di passata.

    E, come in ogni dibattito, non manca il momento morettiano; un agricoltore parmense interviene nel bel mezzo del dibattito: “Io sono arrivato tardi e del film ne ho visto solo la fine però posso dire che mi è piaciuto molto”.

    In fondo è valsa la pena di andare a vedere Terramacchina, anche solo per queste due perle.

    OkNotizie

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