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Siccità, l’Emilia-Romagna è senza acqua
Le recenti piogge non scongiurano la carenza d’acqua degli ultimi sei mesi
-di Redazione | in Agricoltura, Naturagen 31, 2012
di Alex Giuzio
L’Emilia-Romagna è a secco: la neve e la pioggia cadute in questi giorni hanno interrotto un periodo di assenza di precipitazioni che durava da quasi sei mesi. I più danneggiati da queste condizioni anomale sono gli agricoltori, che però non hanno gioito per il ritorno dell’acqua: il rapido cambiamento di clima – dalle temperature miti al freddo rigido – non ha affatto giovato alle coltivazioni emiliano-romagnole.
Spiega Coldiretti nel comunicato di ieri: “Verdure e ortaggi sono particolarmente vulnerabili quando la colonnina di mercurio scende per lungo tempo sotto lo zero: a rischio ci sono soprattutto le coltivazioni invernali in campo aperto come cavoli, verze, cicorie, carciofi, radicchio e broccoli”. All’agricoltura avrebbe invece giovato un cambiamento di temperatura più graduale. Ma se non bastavano le previsioni meteo ad allertare sulle imminenti gelate, c’era anche la tradizione a ricordarlo: il 29, 30 e 31 gennaio sono infatti i cosiddetti ‘giorni della merla’; secondo la leggenda i più freddi di tutto l’anno.
La situazione idrica rimane però critica. Risale allo scorso 27 novembre l’ordinanza firmata dalle Province di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, che prende atto della grave carenza di acqua: “Dalle ore 8 alle 21 è vietato innaffiare giardini, orti e prati; ed è vietato riempire fontane e piscine”, recita il provvedimento, che ha valore di sei mesi e che prevede sanzioni fino a 500 euro per i trasgressori. D’altronde, anche il governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani ha dichiarato lo stato di crisi idrica in cui versa il territorio: bastava osservare il livello di acqua della diga di Ridracoli, che serve un milione di persone sparse tra l’entroterra e la riviera, e che quest’inverno ha raggiunto l’allarmante livello di 5,5 milioni di metri cubi d’acqua. Una situazione di siccità che persisterà fino a che non cadranno piogge più ingenti di quelle di questi giorni. In caso contrario, il rischio previsto in Regione è quello di essere costretti a prelevare acqua dalle riserve idriche del Canale emiliano-romagnolo, o, ancora peggio, quello di costruire a Novafeltria (Rimini) un potabilizzatore mobile.
Anche Coldiretti si è resa conto del pericolo: “A gennaio 2012 è caduto il 71% di pioggia in meno rispetto all’anno precedente, già caratterizzato dal -13% rispetto al 2010″, recita un recente comunicato. “Il Po nella zona di Parma si trova ad un livello paragonabile a quello del periodo estivo, mentre nella diga di Ridracoli – che garantisce la disponibilità idrica in tutta la Romagna – ci sono solo 9,3 milioni di metri cubi di acqua, un terzo di quella presente abitualmente in questo periodo. In queste zone si parla già di razionamento dell’acqua, con una situazione destinata ad aggravarsi notevolmente con l’arrivo della primavera”.
Ma anche i laghi di Como, di Garda e Maggiore sono al di sotto dei livelli medi di acqua. La siccità, insomma, riguarda tutto il centro-nord della penisola, e rischia di tradursi in una vera desertificazione: un rischio che fino a poco tempo fa era temuto solo dal Mezzogiorno, ma che oggi, dice uno studio dell’Enea, è tangibile nel 27% della penisola italica: oltre alle regioni del sud (Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata), vengono coinvolti anche il centro (Lazio, Abruzzo e Molise) e il nord (Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna).












