• Per un pugno di ghiaia

    Nell’alto Appennino parmense, nonostante la legge del 1992 le vieti, l’amministrazione locale autorizza l’apertura di una cava di pietre verdi, incurante dei possibili rischi per i propri cittadini

    Conformazione ofiolitica

    “L’OMS ha riconosciuto l’impossibilità di individuare un valore soglia di concentrazione di fibre di amianto nell’aria al di sotto del quale non ci sia rischio”. Dobbiamo partire da questa frase, citata dalla ricerca dell’Arpa “Progetto regionale pietre verdi”, per affrontare l’annosa questione delle cave di ofioliti. Chiamate anche comunemente pietre verdi, le rocce ofiolitiche erano il materiale di cui erano composte le antiche croste oceaniche. In Italia ne esistono giacimenti sulle Alpi e sugli Appennini, e anche in quello tosco-emiliano possiamo osservare queste conformazioni rocciose. “Un tempo quelle che vediamo oggi sulle nostre montagne erano rocce che formavano la crosta dell’oceano ligure-piemontese”, ci spiega Valentina, giovane ricercatrice di geologia all’Università di Firenze. Comparse nelle cronache (perlopiù locali) per la frequente presenza al proprio interno – seppur in piccole quantità – di amianto, nelle province di Modena, Parma, Reggio Emilia e Piacenza sono anche state, e in parte continuano ad essere, oggetto di estrazione. Nel 1997 si parlava di 61 siti attivi. Nonostante la nota legge del 1992 che vieta l’impiego di amianto e l’attività estrattiva, questa parentesi legislativa sulle cave di pietre verdi ha continuato a esistere; merito di un progressivo stravolgimento della legge, iniziato nel 1996 con un decreto che (in aperta contraddizione con la legge del ’92) autorizzava l’attività estrattiva, e culminato nel 2005 con il divieto solo per quei prodotti contenenti amianto intenzionalmente aggiunto.

    A Bardi, nell’alta Val di Taro, alcuni cittadini hanno da qualche tempo intrapreso una battaglia perché non riapra la cava ofiolitica di Pietranera. Le contraddizioni legislative, quelle sanitarie e gli interessi economici hanno recentemente portato il Consiglio comunale del paese ad autorizzare la riapertura in proroga della cava. L’organizzazione mondiale per la sanità non conosce la soglia di concentrazione di fibre di amianto nell’aria al di sotto della quale non ci sia rischio per la salute; nel documento dell’Arpa sopracitato si sottolinea come non ci sia nemmeno un metodo riconosciuto come valido per la valutazione della pericolosità dei materiali estratti. Tuttavia un’amministrazione locale qualche giorno fa ha deciso che non ci sono grandi rischi, e che i pochi posti di lavoro (in media nelle cave emiliane cinque anni fa lavoravano uno o due addetti per impianto) valgono quel rischio, se c’è.

    Situato a 600 metri dall’abitato, l’impianto estrattivo in cui si produceva ghiaia  preoccupa i residenti sia per la lavorazione necessaria che per il trasporto. I camion attraverserebbero il centro abitato e se il carico non fosse coperto a dovere si potrebbero verificare rilasci di fibre nel tragitto. Oltre che per i lavoratori della cava, quindi, ci potrebbero essere anche rischi sanitari per gli abitanti di Bardi. Nonostante gli studi epidemiologici eseguiti in passato non abbiano evidenziato particolari patologie, il mesotelioma presenta spesso un periodo di latenza molto lungo, motivo per cui qualora gli esami rilevassero un’incidenza anomala sarebbe già troppo tardi.

    Un altro problema da considerare quando si parla di pietre verdi è anche l’uso che ne viene fatto una volta estratte. Massicciate ferroviarie, pavimentazioni, manto stradale, persino intonaci. Fortemente ricercate per la loro convenienza, per la loro resistenza di carico e per la loro qualità di isolanti termici, le pietre ofiolitiche esposte agli agenti atmosferici possono comunque rappresentare un rischio. Un insieme di motivi che porterebbe a considerare quantomeno avventata l’opportunità di riaprire una cava di questo genere venti anni dopo l’approvazione della legge che ha dichiarato l’amianto illegale.

    Materiali aggiuntivi:

    Intervista a Vito Totire inerente le cave di pietre verdi

    Studio condotto dall’Arpa per la Regione Emilia-Romagna sulle ofioliti.

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