• Terra rubata: pericoli in vista

    il Dossier promosso da Fai e Wwf lancia di nuovo l’allarme, è tempo di prendere provvedimenti seri

    Durante gli anni d’oro del miracolo economico(anni Cinquanta e Sessanta) la scusa per costruire case era sogno della casa per tutti, sinonimo di progresso ed emancipazione. Nel 1962 la famosissima scena di Le mani sulla città di Francesco Rosi divenne un’icona dell abusivismo edilizio italiano.

    Negli anni zero poco o niente appare cambiato, periodicamente si ritorna su questi temi con dati e statistiche ma la tendenza sembra essere sempre la stessa, le istituzioni se ne lavano le mani. A lanciare il nuovo allarme su fenomeni quali abusivismo, cementificazione, disastri idrogeologici, sono i risultati del dossier Terra rubata–Viaggio nell’Italia che scompare, un progetto di ricerca svolto dall’Università degli studi dell’Aquila e promosso dal Fondo ambiente italiano (Fai) e dal Wwf : In Emilia Romagna tra il 1954 e il 2008 sono spariti 9 ettari di suolo al giorno, in Sardegna l’incremento di terreno urbanizzato è cresciuto del 1.154% rispetto agli anni Cinquanta. E le città continuano a ampliarsi nonostante migliaia di residenti scelgano ogni anno di andare a vivere altrove: per ogni abitante «perso» la città cresce invece di 800 metri quadrati. Se il processo non verrà governato, nei prossimi vent’anni si perderanno 75 ettari al giorno. E 600mila ettari di terreno scompariranno, per intenderci, un territorio grande quanto il Friuli. Senza contare che un terreno che da agricolo diventa edificabile poi non potrà mai più tornare ad essere agricolo, quindi a produrre sostentamento.

    Gaetano Benedetto, del WWF, spiega ai microfoni di radiocitta’fujiko il progetto di road map anticemento:«undici regioni sono state mappate per mettere nero su bianco quanto suolo scompare anno. Il problema più grave è comunque che non esistono pianificazioni paesaggistiche quindi tutti costruiscono tutto senza nessuna regola, senza un piano nonostante i consigli del ministero per i beni culturali.»

    Tra le proposte del Fai per tentare di arginare il consumo di suolo ci sono: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori; il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su sala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno; dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali; procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità.

    Queste buone pratiche riuscirebbero ad evitare, o perlomeno a limitare, il rischio idrogeologico di cui tanto di parla contro il quale nessuno fa nulla di concreto. L’abusivismo edilizio e quello che gli esperti chiamano proliferazione urbana, fenomeno ben visibile soprattutto nella pianura padana dove capannoni industriali e seconde e terze case nascono come funghi, sono i problemi principali e i più difficili da estirpare.

    Quello che si deve fare è guardare all’estero e come sempre  gli esempi virtuosi di Francia e Germania strizzano l’occhio al bel paese:« in Germania, continua Benedetto, ci sono norme che affermano che bisogna costruire solo dove si è già edificato e soltanto per motivi strettamente necessari mentre i prezzi di edificazione su terreni agricoli sono così alti da scoraggiare i più. Così si è posto un freno all’edificazione eccessiva e all’abuso di suolo.»

    Esattamente quello che occorrerebbe all’Italia.

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