• Traffico illegale di rifiuti elettronici

    La nostra vita elettronica e digitale offre soddisfazioni a non finire quando e’ il momento dell’utilizzo, o dell’acquisto. I problemi sorgono pero’ nella prima e nel dopo, nella fase di produzione (vedi l’inchiesta sulle condizioni dei lavoratori Apple in Cina), e in quella di smaltimento. Da Ravenna abbiamo una prova di non esser ancora attrezzati nella gestione dei rifiuti elettronici

    L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno scoperto all’interno di un container in giacenza nel porto di Ravenna  una partita di 85 compressori per frigoriferi usati. Un’analisi dell’Arpa ha poi segnalato che “i compressori per refrigerazione usati sono rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) che contengono il CFC (Clorofluorocarburo), il gas che contribuisce in maniera determinante all’allargamento del buco dell’ozono e per questo devono essere bonificati con procedure rigorose in centri autorizzati”. Cosa che difficilmente potrà accadere a  (Senegal), dove il carico stava per esser diretto.

    Questa storia mostra come una parte del cosiddetto toxic waste o e-waste (spazzatura elettronica),  venga esportato illegalmente in alcuni Paesi, sopratutto africani. Secondo l’ultimo rapporto Ecomafie di Legambiente, nel 2010 negli ultimi tre anni sono triplicate le quantità di materiale sequestrato nei porti italiani, siamo a 11.400 tonnellate l’anno.

    Dalle indagini concluse negli ultimi 5 anni emerge una sorta di specializzazione internazionale nei traffici internazionali di rifiuti. Nei paesi africani arriva di tutto: fusti con sostanze particolarmente pericolose e non riciclabili, insieme a auto rottamate, Raee e materiali ferrosi, principalmente rame. Nei paesi dell’Est e Centro Europa giungono rifiuti destinati illegalmente ai termovalorizzatori e alle discariche (sfruttando leggi sullo smaltimento dei rifiuti più permissive), ancora auto rottamate e varie tipologie di scorie tossiche.

    Con logiche e dinamiche globali, la risposta non può che arrivare da organismi sovranazionali. Proprio pochi giorni fa, il 20 gennaio, il Parlamento Europeo ha proposto un inasprimento delle leggi dell’Unione europea in materia di smaltimento di componenti elettroniche inquinanti. Per risolvere il problema l’unica soluzione è andare alla produzione: gli europarlamentari vorrebbero che la quota di materiale da raccogliere delle componenti elettroniche ed elettriche nei prodotti venduti in ciascun Stato membro sia all’85 per cento a partire dal 2016, e il tasso di riciclo sia tra un 50 e un 70 per cento (vedi qui comunicato ufficiale).

    Leggendo un articolo su E, il mensile di Emergency, i vantaggi sarebbero due, quello umanitario e quello economico.

    Nelle periferie di alcune città africane si sono sviluppate imponenti discariche di rifiuti elettronici, sulle quali si arrampicano bambini che ripuliscono i circuiti e gli scheletri degli apparecchi buttati dalle loro componenti più preziose, come l’oro, l’argento, il rame, l’indio e il palladio. Ma ci sono anche elementi tossici come il piombo, il mercurio, utilizzato per esempio nei dispositivi d’illuminazione degli schermi piatti, e il cadmio, presente nelle batterie ricaricabili. [...] Bruxelles mira anche a contenere lo spreco di elementi preziosi, in un momento in cui cerca di assicurarsi un migliore accesso ad alcune materie prime il cui approvvigionamento è a rischio.

    Chissà se dove non arriva la motivazione ambientale e la pietà umana, arrivi l’interesse del portafoglio.

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