• L’omicidio è servito!

    Le inchieste del famoso personaggio di Simenon tra i golosi bistrot di Parigi

    Copertina Maigret e l'affare picpus

    Maigret e l'affare picpus

    Maigret è un tipo taciturno. Chi lo conosce sa che è inutile fargli domande: lui risponde solo ciò che vuole rispondere. Se ne sta lì, con la sua pipa, come nella migliore tradizione investigativa, in silenzio a riflettere solo lui sa cosa. Ogni tanto pronuncia qualche muggito, prima di esplodere in un “Eureka!”, per lo più incomprensibile agli astanti. È intelligentissimo. E tiene pure una bella sensibilità che gli permette di andare oltre le impressioni superficiali del resto del mondo. È un uomo di cuore. Insomma, l’eroe perfetto, sempre uguale a se stesso, forse un po’ banale, lamenterebbe qualcuno, ma garante di un ordine confortante che è impossibile trovare nella vita di tutti i giorni. Almeno nei libri…

    Il ruolo della tavola nella letteratura gialla è tendenzialmente molto importante. Ma non è una novità. Dal cinico gourmet Pepe Carvalho agli squisiti e popolari manicaretti che Honorine prepara all’anti-eroe Fabio Montale (e una volta ce lo rileggeremo Jean-Claude Izzo, perché la sua trilogia dopo un po’ ti manca), i casi di pranzi, cene, ricette, focolari amici e avvelenamenti da pollo all’arsenico sono veramente tanti. In Firmato Picpus (Georges Simenon, Adelphi, 1999) durante il pranzo si raccolgono gli indizi del caso. Naturalmente, l’omicidio: una giovane indovina dalle frequentazioni un po’ sospette. Poi una serie di personaggi che s’intrecciano non si sa come né perché (ma Maigret lo sa, avoglia se lo sa): un vecchio ricco che vagabonda come un barbone; una giovane lattaia ingenua ma attraente, innamorata del misterioso guidatore di una cabriolet verde; un impiegato asociale e devastato da un insolito senso di colpa; la moglie antipatica del ricco barbone; vicini e vicine, frequentatori di cottage fuori città, pescatori e pescati. I nessi Maigret inizia a trovarli in un bistrot del centro dove ha portato la sorella dell’impiegato:

    «Le piacciono gli antipasti ?»

    Sceglie un ristorantino frequentato da habitué, dove servono antipasti squisiti e abbondanti. Si siedono vicino alla vetrata. Sembra un convegno galante, tanto più che Maigret ha ordinato una bottiglia di vino d’Alsace, il cui lungo collo sporge da un secchiello per il ghiaccio.

    «Mi dica signora Berthe… Quando i suoi genitori sono morti lei ha continuato gli studi a spese di Mascouvin.. Un po’ di funghi? … Stavo dicendo … Immagino che lui l’abbia sistemata in qualche pensionato…»

    La conversazione va avanti per un po’, le domande inquisitorie si alternano a commenti sui piatti e a abbondanti bocconi:

    «Mi dica signorina, le dispiacerebbe molto portare nel suo appartamento un vecchio signore come me?»

    «Nient’affatto… Però non so … Che cosa posso dire alla portinaia?…»

    «Che sono un amico di Mascouvin… Saprà bene che lui è il suo fratellastro, no? … Continui a mangiare, la prego… Con tutte le mie strane domande le ho fatto passare l’appetito…».

    […]

    «Ma sì… Insisto perché lei prenda un dessert…»

    I fatti si susseguono senza grandi risultati sul caso, fino a che si arriva al capitolo che stavamo aspettando: lo abbiamo notato subito, quel capitolo, appena comprato il libro e andati a guardare alla fine – solita debolezza –, che stava in lista tra gli altri ma, chissà perché, più lampante: La notte della zuppa di cipolla. Boulevard de Clichy, una birreria frequentata da tassisti e prostitute; fuori, il temporale:

    I due uomini avevano appena finito di mangiare una zuppa di cipolle al gratin, e il cameriere posò davanti a loro due enormi porzioni di choucroute e sostituì i bicchieri vuoti con due pieni fino all’orlo di birra schiumosa. Ondate di musica giungevano da chissà dove. Il vecchio si godeva fino in fondo ogni boccone, ogni odore, ogni attimo di quell’ora straordinaria, e quando gli capitava di alzare lo sguardo verso il commissario sembrava quasi volersene scusare.

    Maigret strappa la confessione e svela il segreto che teneva sospeso lui e noi che divoriamo le pagine sino alla fine. Torna a casa; sua moglie gli ha preparato il vitello in fricandò, che adora. Ma è troppo stanco per mangiare: il caso è stato risolto e lui non ha più fame.

    OkNotizie

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Discussione Un commento

  1. 13 febbraio 2012 alle 10:20

    Splendido ritmo narrativo, complimenti! Le parole si susseguono modulari, frante e ripetitive come in un ballo d’epoca….andrò subito a comprare il libro!

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