• A scuola di vino

    Alla scoperta del nettare degli dei a Verona, dove Vinitaly racconta una nuova storia d’amore

    Il calice scintilla al sole della tarda mattinata, che filtra nel padiglione del Vinitaly di Verona regalando un’atmosfera dorata a tutte le bottiglie e i bicchieri in esposizione.

    Gli stand che offrono degustazioni di vino e cantucci non sono ancora assediati da un pubblico troppo numeroso, c’è tempo per fermarsi a fare due chiacchiere e imparare qualcosa.

    La “generazione Tavernello”, quel popolo di età e ceto trasversali che beve con il fine ultimo di ubriacarsi, ha molto da scoprire qui. Non per niente il Vinitaly è il principale salone mondiale del vino e dei distillati: contano non solo l’alta qualità dei prodotti che vengono presentati o il mercato di settore che rappresenta una delle eccellenze italiane, ma l’amore di tutti i produttori verso la propria creatura, l’esperienza intensa e piacevole che coinvolge il visitatore.

    Uno di questi momenti lo regalara Giuseppe Palleschi, agronomo e consulente oggi allo stand di CCPB, ente di certificazione che a Vinitaly presenta i suoi vini biologici.

    “L’ora ideale per degustare il vino – esordisce – è tra le 10 e le 12 del mattino. E’ un fatto metabolico e di sensibilità delle papille gustative: in questo momento della giornata si percepisce meglio la varietà degli aromi”.

    I professionisti del bicchiere, in un’occasione come questa, possono assaggiare centinaia di vini diversi in un solo giorno: “E’ per questo che ogni punto di degustazione che si rispetti è provvisto di sputacchiera; se dovessero bere tutto ciò che assaggiano, i visitatori non arriverebbero a fine giornata!” scherza Palleschi. “In ogni caso – osserva – dopo venti o trenta assaggi la capacità di percepire le differenze di gusto e profumo è praticamente azzerata, tutti i vini sembrano uguali”.

    Molti vini della sua selezione sono non solo biologici, ma anche biodinamici. E’ l’occasione per chiarire la differenza tra questi due mondi simili ma non del tutto coincidenti: “Poiché la certificazione biodinamica Demeter non è riconosciuta a livello europeo, molti produttori vitivinicoli si fanno certificare anche bio. Per semplificare, si può dire che la tecnica biodinamica stia all’agricoltura come l’omeopatia sta alla medicina convenzionale. Somministrando piccole dosi di sostanze additive, si innescherebbe il metabolismo del suolo rendendolo più fertile. Non mi pronuncio sulla reale efficacia di questo sistema, ma devo dire che ne ho visto esempi sorprendenti”.

    Palleschi versa un dito di vino bianco in uno dei calici, un Pecorino “importante”, da tredici gradi. Lo scuote appena; il vino aderisce alle pareti del bicchiere colando poi in piccoli rivoli: “queste sono le cosiddette ‘colonne alcoliche’. A seconda della loro densità e del loro numero, visibile sulla superficie del vetro, si intuisce il contenuto più o meno alto di glicole”.

    Si è fatto tardi e il pubblico comincia ad affollare i corridoi del Vinitaly. Una leggera ebbrezza accompagnerà il ricordo di un’appassionata lezione di vino.

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