• Microzonazione sismica e altri piccoli passi

    Per riprogettare il tessuto urbano alla luce del cambiamento climatico, molti scienziati ripartono dalla dimensione locale

    Microzonazione sismica, un nome oscuro per uno strumento che è già parte del futuro della ricerca: la suddivisione dettagliata del territorio in sotto zone a diversa pericolosità sismica locale.

    Chiunque si interessi non solo di rischio idrogeologico ma anche di gestione del territorio dovrebbe sapere di che cosa si tratta; anche a questo scopo il Servizio Geologico Sismico e dei suoli della Regione ha promosso un convegno, lo scorso mese, e ha appena pubblicato un libro che presenta lo stato dell’arte in questo particolare ambito di ricerca. Il volume, a cura di Johann Facciorusso, raccoglie contributi di dodici ricercatori ed è disponibile su richiesta.

    La microzonazione sismica è importante perché si colloca nel contesto di una rinnovata attenzione alla dimensione locale della ricerca sul clima e sugli ecosistemi.

    Sempre più spesso sentiamo gli scienziati sostenere che per una nuova progettazione di ampio spettro e lungo periodo sia necessario un ritorno all’iperlocale: un percorso più complesso, ma che permette di stabilire basi teoriche e tecniche più solide e che, nel caso del clima, incrociato con dati di scala globale permette di valutare meglio gli impatti del riscaldamento atmosferico.

    In zoologia o in agricoltura, per esempio, si impiegano modelli informatici di precisione (GIS) per analizzare le specificità degli ecosistemi in base alle caratteristiche geografiche di aree molto ristrette. Nel caso della microzonazione, invece, l’analisi avviene tenendo conto sia della sismicità di base (distanza dalle sorgenti sismogenetiche, energia, frequenza e tipo dei terremoti attesi) sia delle caratteristiche geologiche e morfologiche locali.

    La scala ridotta è importante perché determinati caratteri possono aumentare gli effetti dei terremoti, amplificando il moto sismico o favorendo fenomeni di instabilità (cedimenti o frane).

    La microzonazione sismica, individuando le aree a diversa pericolosità, aiuta ad orientare la pianificazione urbana verso le zone a minore rischio.

    In altre parole, serve a fare prevenzione. Abbiamo visto lo scorso inverno come una pianificazione di breve termine, che non tenga conto dei rischi idrogeologici, comporti conseguenze drammatiche in caso di fenomeni meteorologici imprevisti. Le alluvioni in Toscana e in Liguria, così come le nevicate a Roma, le gelate a Torino e Bologna hanno messo in crisi l’intero sistema urbano di molte città, dal punto di vista dei servizi ma anche delle infrastrutture che non hanno retto.

    Tubature esplose, frane e inondazioni oltre a causare la morte di molte persone hanno provocato danni economici imponenti. Le stesse cifre, usate per il riadeguamento delle strutture e la formazione dei cittadini su pratiche di prevenzione domestica, avrebbero prodotto un valore di lunga durata, salvando in alcuni casi vite umane.

    La microzonazione è parte della cassetta degli attrezzi del ricercatore attento ad un territorio che cambia, anche a seguito del riscaldamento globale. Già in un futuro prossimo il miglior investimento sarà ristrutturare e riprogettare il territorio urbano in funzione delle mutate condizioni climatiche, e la ricerca sembra orientata a cominciare da una scala ridotta.

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