• Delta Blues

    L’eco-thriller scritto dal collettivo Kai Zen e pubblicato nella collana VerdeNero delle Edizioni Ambiente

    La copertina del thriller di Kai Zen

    È da un mese che mi porto dietro questo libro, e questo non volge di certo a suo favore. Eppure le premesse erano assolutamente positive: un collettivo di autori che seguo e apprezzo da anni (dai tempi de La potenza di Eymerich, che mi ha fatto appassionare ad un genere, quello fantastico, che di solito stramaledico), un tema conosciuto ma non troppo dibattuto, che ti lascia la voglia di saperne di più ma non la convinzione di essere una sorta di affiliato a chissà quale setta o loggia massonica. Insomma, le premesse, come dicevo, c’erano tutte.

    Peccato però che questo Delta Blues del collettivo Kai Zen mi abbia in fin dei conti deluso: la scrittura fluisce in maniera armonica, il ritmo è gradevole, i personaggi ben caratterizzati, ma la trama (il plot, per dirla in pieno stile auld Albion) è scontata, stucchevole, a volte estremamente lineare.

    Potrò sembrarvi ingeneroso, e me ne scuso. Ma un lettore deluso ha comunque sempre l’obbligo di dire ciò che pensa, e stavolta non mi riesce proprio di salvarlo, questo Delta Blues.

    Tutto inizia con un rapimento: quello di Klien, geniale dirigente dell’Ente, una super-azienda italiana con interessi compositi un po’ in tutto il mondo. Una piovra che succhia metano e petrolio dappertutto, sforacchiando  ed estraendo l’oro nero nei paesi in via di sviluppo, contribuendo in questo modo alla loro eterna e rassegnata povertà.

    Dappertutto così: anche in Africa, la madre martoriata di tutte le nefandezze e i soprusi umani. Il delta del Niger è un piatto troppo ricco affinché l’Ente non decida di gettarci voracemente il muso. Basta corrompere qualche funzionario, accordarsi con il dittatore di turno e il più è fatto: nuovo dolore, nuova sopraffazione, nuovi morti per il benessere dell’Occidente lontano, che nulla conosce e nulla vuole sapere di questi legami indegni, immorali, eppur evidenti.

    Ma un giorno Klien smette di fare questo gioco al massacro: ha una figlia adulta, una moglie morta, un amico lontano: ricorda cos’era vent’anni prima, quando si divertiva nel ruolo dell’attivista, del contestatore. Capisce di aver tradito se stesso: non per un tozzo di pane (che quello sarebbe sensato, gettare alle ortiche la propria dignità se si ha miseramente fame), ma per mera concupiscenza. Sete di denaro, voglia di potere. È questo ciò che banalmente sbriciola la moralità negli uomini.

    Non ci sta più. Decide di parlare, di far valere la propria voce all’interno dell’En…te utilizzando magari anche il ricatto, tanto più che non ha niente da perdere né da desiderare. Ma l’Ente non lascia che uno scarafaggio, seppur geniale, scalfisca decenni di lauti guadagni fatti attraverso la violenza e l’appoggio a poteri sanguinari. La redenzione non è nel loro DNA e neanche la riconversione industriale.

    Si accordano con uno dei tanti gruppi armati che si contendono la zona: rapimento, ricerca di un riscatto e quindi uccisione. Intanto l’Ente avrebbe fatto carte false per salvare la vita dell’esimio professor Klien, almeno ufficialmente: avrebbe addirittura pagato uno scalcagnato investigatore privato, una sorta di Philip Marlowe di chandleriana memoria, sacrificandolo sull’altare del profitto e della vergogna. I morti non parlano mai, hanno questo di buono. Un finale lineare per una storia lineare.

    Ma le cose non vanno così. I personaggi sono meno sprovveduti di quanto essi non credano. Tutto si trasforma in un rocambolesco Cuore di tenebra, con Klien a fare il Kurtz e il nostro scalcagnato piedipiatti sin troppo comodo nei panni di Marlow: più che un omaggio, una sorta di calco.

    Tanti gli echi letterari, per il nostro Delta Blues. Persino il nome di Klien, co-protagonista del libro, ci riporta alla mente Elias Canetti e il suo Auto da fé. Per il resto c’è poco o – meglio – poco di nuovo. Poco che meriti per davvero l’appellativo letteratura. Soltanto un oscuro esercizio intellettuale, che non lascia il lettore soddisfatto dopo aver chiuso l’ultima pagina: come chi, dopo una cena lunga e costosa, si ritrova alle due del mattino sveglio, col frigorifero aperto, alla ricerca spasmodica di un degno spuntino.

    OkNotizie

Articoli Relativi

Lascia un commento