• Prevenire è meglio che combattere

    Un’intervista a Luca Mercalli su come prepararci ad affrontare i cambiamenti climatici ed essere felici

    Ieri alla Libreria Irnerio Ubik a Bologna il climatologo e meteorologo Luca Mercalli ha presentato il suo ultimo libro Prepariamoci, in compagnia di Andrea Segrè.

    Foto dal blog della libreria http://libreriairnerio.blogspot.it/

    C’era tanta gente e gli argomenti trattati, tutti già ampiamente noti ai lettori di Sottobosco.info (cambiamento climatico, picco del petrolio, rifiuti e sprechi di questo triste mondo capitalista), sono sempre coinvolgenti. I due oratori ci hanno messo molto del loro per rendere più piacevole la pillola della catastrofe globale cui l’umanità va incontro, inesorabile e incosciente.

    Il consiglio più suggestivo tra quelli venuti fuori durante le quasi due ore di dissertazione è l’invito di Mercalli a riscoprire la contemplazione della natura: «Contemplate la natura, contemplate la primavera. Pensateci, un uomo, se è molto fortunato, nella sua vita può avere al massimo un centinaio di primavere. Sono pochissime. Io quest’anno mi sono imposto di contemplare la primavera. Sono già alla quarantaseiesima: non me ne restano molte».

    A margine dell’incontro, esaurita la coda di lettori a caccia d’autografi, sono andato a fargli un paio di domande.

    Come dovranno cambiare i nostri comportamenti quotidiani per far fronte ai fenomeni straordinari causati dal cambiamento climatico?

    «Il cambiamento climatico è solo uno dei grandi problemi che abbiamo davanti. I cambiamenti climatici hanno alcuni effetti che sono graduali, e quindi prevedibili e sui quali ci si può adattare con una relativa facilità: un cambiamento che impiega decenni o secoli per palesarsi ci dà delle possibilità di adattamento. Però oltre ai cambiamenti climatici graduali ci sono degli episodi estremi che al contrario sono più difficili sia da prevedere, sia poi da sopportare.»

    Per esempio?

    «Un cambiamento estremo può essere un’alluvione, ondate di caldo che superano valori a cui siamo normalmente abituati, oppure un aumento della frequenza delle siccità. Sono tutti fenomeni che possono avere una durata limitata, investire una zona anche circoscritta, ma che possono avere effetti deleteri, inclusa la perdita di vite umane, come vediamo quando ci sono alluvioni o fenomeni di questo genere.»

    Quindi che facciamo?

    «Quindi dobbiamo agire su due fronti. Il primo è la mitigazione: la mitigazione dei cambiamenti climatici riguarda l’intero pianeta e consiste nel diminuire le nostre emissioni di gas a effetto serra. L’altro è invece l’adattamento, cioè sapere che comunque questi processi di emissione non possono essere abbattuti in breve tempo e una parte di cambiamento climatico comunque sarà inevitabile: dobbiamo attrezzarci con sufficiente anticipo proprio per far fronte a questi nuovi scenari che influenzeranno l’agricoltura, la disponibilità di acqua e il nostro stesso benessere quotidiano.»

    Parlando invece a livello globale, quali conseguenze avrà secondo lei il cambiamento climatico nei prossimi anni sugli assetti economici, politici, sociali?

    «È una domanda gigantesca. Non sono io a dire “Secondo me”: mi limito a raccogliere le informazioni che sono ormai patrimonio di una comunità scientifica enorme. Ci sono decine di pubblicazioni al giorno su questi argomenti, ci sono anche tentativi di trasformarli in scelte politiche, e lo vediamo con i grandi protocolli internazionali, con le conferenze internazionali sul clima. Si sta sicuramente prendendo atto che bisogna attrezzarsi per il futuro. Purtroppo non ci sono delle visioni condivise da tutti i Paesi del mondo e addirittura all’interno degli stessi Paesi: guardiamo solo come grande esempio gli Stati Uniti, un Paese assolutamente dilaniato dal punto di vista degli scenari, di visioni di futuro, di problemi ambientali e di cambiamento climatico, spaccato in due da una politica che a mio parere non dovrebbe arrivare mai a trasformare in elementi di faziosità politica quelli che invece sono dei problemi trasversali che interessano tutte le persone. Certo che, se vengono negati a priori, allora diventano un terreno di scontro. Tutto questo ci fa solo perdere del tempo prezioso. Dovremmo invece cominciare a lavorare tutti con la grande consapevolezza che prevenire è meglio che combattere.»

    “Che curare”.

    Un male incurabile non si può più curare.

    OkNotizie

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Discussione 2 commenti

  1. 30 maggio 2012 alle 19:42

    Ciao,
    complimenti per il lavoro, sarei molto interessata a vedere l’intervista, sareste così gentili da mandarci il link!
    Cordiali saluti.
    Libreria Irnerio

    • 5 giugno 2012 alle 11:51

      Il video dell’incontro è a cura di Arcoiris.tv, se non vado errato. Non lo hanno ancora pubblicato sul loro sito, dobbiamo pazientare.

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