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“La manna del deserto da noi prende il nome di Last Minute Market”. E' con queste parole che Carlo dell'Opera Padre Marella descrive il progetto per il recupero delle merci invendute lanciato dalla facoltà di Agraria dell'Università di Bologna nel 2004.
Le cifre del risparmio (di soldi e di spreco) fanno capire come mai non si può non essere d'accordo con questa affermazione. A Bologna, tramite Last Minute Market si riforniscono di cibo, libri, farmaci e altri prodotti di genere non alimentare sei associazioni che si occupano di persone svantaggiate e tre che offrono assistenza ad animali d'affezione. Solo nel 2009, è stato possibile recuperare 69.715 kg di cibo, 800 confezioni di farmaci e 300 libri che sarebbero stati altrimenti buttati nel bidone dell'immondizia. Quello che è un rifiuto per alcuni (principalmente i supermercati) diventa così un'opportunità per altri e l'Opera Padre Marella ne è l'esempio calzante. Il rifornimento settimanale firmato LMM presso il Leclerc di Via Larga, quello mensile presso il banco alimentare di Imola, e il progetto “Brutti ma buoni” di Coop Adriatica (simile a Last Minute Market negli intenti) fanno in modo che il centro di assistenza spenda solo 11 centesimi a pasto per persona, un'inezia se confrontati ai 4,90 dell'era pre-LMM. Certo, a volte capiterà di trovare sulla tavola dell'Opera di Padre Marella un Panettone a Febbraio, ma la mensa del centro riesce sempre a creare una dieta variegata e la merce prossima alla scadenza non ha mai provocato casi di intossicazioni. Entusiasta a maggior ragione l'Antoniano di Bologna, che deve far fronte alle spese senza il supporto delle istituzioni e senza la possibilità di usufruire dell'8 per mille, tramite donazioni e attività organizzate dal centro. Il progetto Last Minute Market ha quindi due risvolti positivi: da una parte permette di evitare gli sprechi, dall'altra permette agli enti caritatevoli di risparmiare sulla spesa e di investire di più in altre attività. Tra le associazioni che fanno parte del LMM c'è anche chi però solleva delle legittime obiezioni. La Casa delle donne per non subire violenza, nonostante sia complessivamente soddisfatta dell'esperienza, fa notare che in una realtà piccola come la loro, nella quale non è presente una mensa centralizzata, non sempre è possibile riutilizzare interamente il cibo che viene donato dai supermercati. Il centro riesce comunque a risparmiare sul costo della spesa, quindi, ma lo spreco non sempre viene arginato. Il loro suggerimento è quello di ottimizzare il servizio, calibrando i rifornimenti in base all'esigenza, ma Carlo probabilmente direbbe che non si può scegliere la manna che piove dal cielo. Molto meglio sarebbe rivoluzionare le regole di marketing che impongono ai supermercati di cestinare la scatoletta di tonno ammaccata o la banana annerita, impresa inutile però se prima non si convince il cliente a smussare il proprio palato fine e l'abitudine a mangiare con gli occhi.
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