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Mercoledì, 08. Settembre 2010

"Niente fondi per il Po", il dietrofront del Governo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Alessandro Kostis   
Domenica 07 Febbraio 2010 21:23

Il “Grande Fiume”, meta di pellegrinaggio preferita della Lega Nord, rischia di rimanere a secco. Ma stavolta non si tratta di mancanza di precipitazioni, ma di un progetto per cui il Governo ha recentemente tagliato i fondi. Si trattava dell'ambizioso progetto “Valle del fiume Po”, che avviava verso quella gestione integrata dei bacini idrici tanto invocata dall'Europa.

fiume poL'idea si sarebbe dovuta sviluppare lungo quattro assi portanti: migliorare le condizioni di sicurezza idraulica e recuperare gli spazi di mobilità del fiume nei territori di pianura; promuovere la conservazione dell’integrità ecologica della fascia fluviale; valorizzare il patrimonio naturale e culturale della regione fluviale, migliorando la fruibilità per la popolazione locale e per lo sviluppo del turismo sostenibile; infine rafforzare il sistema complessivo della governance del fiume in un'ottica di sostenibilità. Per realizzarlo si erano mobilitate quattro regioni, quattordici comuni rivieraschi e 490 comuni, tutti coordinati dall'Autorità di bacino del Po, promotore del progetto.

Come abbiamo detto, l'intento era ambizioso perché spingeva sia su un rilancio del turismo sostenibile, sia su una governance del fiume più attenta e lungimirante. Seppur con qualche critica, ad esempio quella proveniente dal WWF che denunciava la scarsa attenzione per la riqualificazione ambientale del fiume a scapito di una forte insistenza sul turismo, il piano era sicuramente un primo passo per una rinnovata attenzione verso il più grande patrimonio fluviale italiano.

Tuttavia, in seguito ad un'interrogazione parlamentare da parte di alcuni deputati emiliani, si è reso manifesto ciò che tutti temevano: i 180 milioni di euro, stanziati con la delibera Cipe 166 del 2007, sono stati destinati ad altre finalità. Il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia, rispondendo all'interrogazione, ha fatto sapere che “la gravissima situazione di crisi economico finanziaria a livello mondiale ha reso necessario ridefinire le priorità”. I 180 milioni verranno quindi destinati al Fondo per la formazione, a quello per le infrastrutture e al Fondo strategico istituito presso la Presidenza del Consiglio. E tanti saluti al Po e alla prospettiva di un rilancio occupazionale grazie agli interventi che erano stati già programmati.

«A causa di questo voltafaccia del governo Berlusconi non sarà finanziato un progetto realizzato dalla Consulta composta da ben 13 province del Po, da Torino fino al mare, che ha coinvolto 4 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) e interessato i territori i 490 Comuni. La sicurezza idrica e ambientale del Po e la sua valorizzazione turistica, evidentemente, non sono una priorità della destra e questo mentre i ministri della Lega organizzano gite sul Grande Fiume proponendo la sua "bacinizzazione" con un progetto poco trasparente che rischia di essere devastante per il delta del Po» attacca la deputata del PD Carmen Motta. «Continueremo a chiedere al Governo di mantenere gli impegni presi ed in particolare lo chiederemo al ministro Prestigiacomo che non ha ritenuto di difendere un progetto condiviso da tante istituzioni locali che avevano già predisposto azioni specifiche in attesa delle risorse che il Governo aveva promesso».

E mentre il Governo decide dunque che il Po non è una priorità, Bossi, appena qualche mese fa, era in sopralluogo nel tratto parmense del fiume per rilanciare il suo progetto di rendere navigabile il Po tramite la costruzione di cinque faraoniche dighe, dotate di conche di risalita per le navi. Il tutto per creare un nuovo canale di trasporto merci che colleghi Milano a Venezia e consenta anche a imbarcazioni di grandi dimensioni di solcare le acque del più grande fiume italiano. Un modo, insomma, per assestare il colpo finale a un corso d'acqua già ampiamente sfruttato per fini agricoli ed energetici, trasformandone completamente la morfologia idrogeologica.

Ma tanto ormai si sa. Le cosiddette “grandi opere” favoriscono la raccolta del consenso elettorale; per cui loro sì, possono essere considerate vere priorità.

 

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