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Se dovessimo immaginare il perfetto ecologista in azione tra le corsie del supermercato, il primo della classe, il riciclone integerrimo, lo penseremmo di sicuro armato di bottiglioni di detersivo vuoti che si è diligentemente portato da casa per riempirli di nuovo e risparmiare al pianeta l'ennesimo imballaggio di plastica da smaltire.
Putroppo non basta la buona volontà dei singoli, e uno sguardo globale sulla questione dei cosiddetti detersivi alla spina, mette in dubbio la sua reale convenienza dal punto di vista economico e ambientale. Il Life Cycle Assessment (LCA) è lo studio dei processi produttivi “dalla culla alla tomba”, con cui si può analizzare quanto tempo, soldi ed energia servono per produrre un determinato prodotto, per commercializzarlo, trasportarlo e infine smaltirlo, e quali sono “gli effetti indesiderati” di tutti questi processi (emissioni di CO2,SO2, etilene ecc...) Uno studio dell'ottobre 2008 commissionato da Assocasa, l'organizzazione dei fabbricanti di prodotti per la pulizia, mette a confronto, proprio con il metodo LCA, l'impatto ambientale dei flaconi monouso con il sistema “Refill”, ovvero quello dei detersivi alla spina. Il punto critico della catena è lo smaltimento dei fusti giganti con cui vengono venduti i detergenti sfusi, che è sempre a carico dell'azienda produttrice. Ci dice l'ing. Dal Prato, amministratore delegato della DECO industrie che, “la vendita dei detergenti sfusi ha un impatto ambientale molto più occulto rispetto all'usa e getta: dal punto di vista dell'azienda, costa meno produrre un nuovo fusto, piuttosto che ritirare i vuoti alla distribuzione, trasportarli, lavarli e rimetterli in funzione”. Tanto più che i fusti non vengono mai prodotti in materiale riciclato. Naturalmente, il refill diventa tanto più “scomodo” quanto più è grande la distanza tra l'azienda e il punto vendita e, sopra a 500 km le emissioni di gas ed effetto serra dovute alla produzione e ad i trasporti dei fusti giganti rendono il sistema molto meno sostenibile rispetto alle confezioni usa e getta. In realtà, se il sistema refill venisse adottato con più continuità, sarebbe possibile renderlo davvero efficiente. “Servirebbero almeno 5 o 6 riutilizzi dello stesso flacone da parte del consumatore per giustificare la convenienza dei detergenti sfusi - mi spiega Dal Prato - In realtà il cliente si trova spesso di fronte a prodotti in promozione, anche di ottima qualità, che ne scoraggiano l'acquisto, così il numero di riutilizzi di un flacone per ogni litro di detergente venduto, rimane intorno a 2, un valore ancora troppo basso ”. Inoltre, un consumatore attento alle tematiche ambientali può scegliere prodotti venduti in flaconi in plastica riciclata al 100%, che quindi risultano ancora più competitivi rispetto al sistema “refill”. Il riciclone integerrimo di cui sopra si sentirà confuso, ma dopotutto il suo è un duro compito, e per prima cosa vale la pena tenersi informati.
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