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Questa settimana con il presidente di AIEA Vito Totire parliamo di una zona della nostra regione particolarmente colpita dall'esposizione all'amianto: la provincia di Reggio Emilia. Professor Totire, quali sono i problemi legati all'amianto in questa zona? Il primo problema per questo territorio sta nel fatto che ha visto la presenza di fabbriche di cemento-amianto, con gruppi di lavoratori che sono stati esposti per ragioni professionali. Dunque il riflesso sanitario ed epidemiologico di questa situazione si riflette nella più alta percentuale di mesotelioma pleurico di tutta la regione.
Questo è uno dei motivi per cui la città è stata scelta per la sede organizzativa del registro regionale mesoteliomi. Le aziende nel territori che hanno avuto a che fare con l'amianto sono tantissime: Artclit, Cemiant (di Castelbosco di sopra), Fibrotubi (Bagnolo di piano), Itamiant (Castelnuovo di sotto), Cemental (Correggio). In questa provincia il dibattito sull'amianto è iniziato un po' prima, a causa di situazioni più gravi per i lavoratori che avevano a che fare proprio con la lavorazione del materiale. La seconda questione riguarda proprio la presenza di cave di pietra verde contenenti amianto, che sono state chiuse. In tutto il territorio, di conseguenza, troviamo un forte presenza di cemento amianto: la sua diffusione commerciale è stata più forte che altrove. Lo stesso censimento di cui avevamo già parlato, fatto dall'Arpa nel 2004, ed ancora molto lacunoso, elencava circa 400 siti per la provincia di Reggio Emilia, dalle scuole elementari ai poliambulatori, agli ospedali. Solo a Rubiera, sede dell’ICAR, si contano ad oggi circa 40 persone fra deceduti e ammalati, vittime dell’amianto dell’Eternit. Questa azienda ora è sotto processo. Sì. è rientrata nel filone di indagini della procura di Torino, perché strettamente legata dal punto di vista societario alla Eternit di Casale Monferrato. L'ultima udienza c'è stata il 25 gennaio scorso, probabilmente ancora dedicata a fasi preliminari come il riconoscimento delle parti civili. L'inquietudine per questo procedimento è che, data la mole e la portata del processo stesso, e per le previsioni che si possono fare per la sua durata, alcune riforme del processo penale che si stanno paventando in parlamento potrebbero riguardarlo. Lei teme che se fosse approvato il processo breve si potrebbe bloccare questo procedimento? Questo è il mio timore, noi speriamo che possa andare in maniera diversa rispetto al processo riguardante il petrolchimico di Porto Marghera: con assoluzione in primo grado, e condanna molto limitata in secondo grado. Nel caso di Eternit i livelli di evidenza del nesso di causa tra amianto ed alcune patologie è considerato più stringente che non il nesso tra le esposizioni al cvm e le patologie per le quali si è portato avanti il processo di Porto Marghera. Il processo di Torino ha sicuramente bisogno di un certo lasso di tempo per poter essere trattato in maniera adeguata. Nonostante queste avvisaglie negative in merito al processo breve, ci dovrebbero essere delle garanzie sulla messa al riparo di questo tipo di processi (come per quelli di mafia) da ogni tipo di troncatura. Non esistono incognite su questo processo per chi conosce la storia: il nesso di causa è evidente, la violazione delle norme di prevenzione e sicurezza è altrettanto evidente così come la responsabilità penale. Giungere a una conclusione non soddisfacente per le parti lese sarebbe davvero improbabile, tranne nel caso di colpi di mano, o di provvedimenti di amnistia o simili. È una cosa piuttosto spiacevole da dire, ma si fanno previsioni anche sulla durata di vita degli imputati. Facendo l'esempio di Casaralta a Bologna (fabbrica che operava per le Ferrovie dello Stato: sotto inchiesta per non aver bonificato l'amianto nelle carrozze ferroviarie, si sono denunciati 25 casi di mesotelioma e altrettanti di tumore polmonare, (imputati il proprietario e un dirigente,NDR) il responsabile è stato dichiarato instabile per motivi di anzianità. So che non è bello fare ironia su questo, ma auguriamo lunga vita agli imputati. Mi preme ricordare che il problema amianto è ancora del tutto aperto a livello mondiale; esistono anche paesi ricchi come il Canada che continuano ad aprire cave, a produrre amianto, facendolo prevalentemente lavorare fuori paese, perché la lavorazione è il momento più pericoloso. Per poi farlo ricircolare nel resto del mondo. Quindi in Canada non è vietato produrre amianto? Assolutamente no. In tutto il mondo la parte geografica in cui l'amianto è fuori uso ad essere ottimisti è solo un quarto. In Cina, Russia, Canada, ed in alcune parti del Brasile ad esempio, l'amianto si usa ancora. Per tornare alla provincia di Reggio Emilia, lei diceva che c'è una maggiore sensibilità per quanto riguarda le agevolazioni per lo smaltimento... La Conferenza Nazionale sull'amianto del 1999 aveva dato questo input nelle sue conclusioni agli enti locali: mettere in campo politiche di facilitazione per lo smaltimento dell'amianto. A distanza di 11 anni i comuni che si sono mossi in questo senso sono poco più di una decina su 8000. Non è un caso che chi ha affrontato meglio il problema sia stato chi ha sofferto di più. Il comune italiano che ha fatto più di tutti è stato Casale Monferrato. Fino ad una quantità di 200mq lì l'amianto può essere smaltito gratuitamente. Stiamo parlando però di un territorio in cui l'amianto è stato usato tantissimo, veniva persino regalato il polverino degli sfrighi del cemento amianto, che veniva usato come fosse ghiaia. Alcuni comuni della provincia reggiana hanno quindi attuato politiche di sostegno ai cittadini, purtroppo la maggior parte dei comuni non lo fa, e ci si trova ad avere il rischio di vedere amianto buttato nel ciglio della strada.
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