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Al bar del porticciolo Oasi del Po, piccolo presidio dell'uomo che si protende sulle sponde grigie del fiume, c'è animazione. La gente si sporge fissando i flutti, aspetta che "passi il gasolio", come fosse una parata.
C'è una punta di pudico orgoglio nelle parole dell'edicolante, mentre ci comunica che tutti i quotidiani locali sono finiti: Polesella, cittadina nel ferrarese, poco distante da Occhiobello e Pontelagoscuro, oggi è protagonista. Ci sono le televisioni, tanti curiosi, i volontari della protezione civile presidiano dalle prime ore del mattino il ponte di Polesella, con i suoi piloni di cemento ai quali sono assicurate, come strane collane, le paratie. Si devono intrappolare gli ultimi flutti dell'onda di gasolio e olio combustibile che nella notte di lunedì 22 è sgorgata dalle cisterne di stoccaggio della Lombarda Petroli, ex raffineria in provincia di Monza. Da qui, 3500 metri cubi di olii inquinanti si sono riversati nel fiume Lambro, affluente del Po, che è stato invaso da una marea nociva di eccezionali proporzioni.
Come ha confermato Francesco Puma, segretario dell'Autorità di Bacino del fiume Po, la natura dell'incidente è molto probabilmente dolosa: "Sono state aperte le cisterne, svitate le valvole di sicurezza, insomma è molto difficile pensare a un incidente. Probabilmente si è trattato del gesto di una persona disperata, oppure di un atto criminale deliberato". Sembra abbandonata la pista degli eco terroristi, di cui i media avevano parlato in un primo tempo, ma ancora gli inquirenti brancolano nella nebbia. Nel frattempo, piove altro veleno sulle acque del fiume Lambro, dove ieri pomeriggio sono state avvistate e prontamente arginate altre grandi chiazze di sostanze tossiche che ad una prima analisi risultano provenienti dalla tintura di tessuti. Le ipotesi vanno dall'emulazione al gesto premeditato di qualche industria locale che abbia pensato, letteralmente, di confondere le acque e liberarsi impunemente dei propri rifiuti inquinanti. Mentre le indagini proseguono, la Protezione Civile di Emilia-Romagna e Lombardia ha fatto fronte all'emergenza tentando di arginare i danni, che comunque sono ingenti e cresceranno col passar delle ore. Nel pomeriggio di giovedì 25, quando l'onda, che viaggiava ad una velocità di circa 4 km orari, ha raggiunto il piacentino, è stata dichiarata l'emergenza nazionale e convocata l'Unità di Comando di Crisi della Protezione Civile. Ma oggi, nel pomeriggio di una domenica quasi qualunque, le barriere sull'acqua oscillano placide, e un pellicano, la barca-cisterna che contiene i macchinari per separare l'acqua dall'olio in superficie, sta di vedetta con gli ingranaggi spenti. I volontari nelle loro tute sgargianti chiacchierano e scrutano l'acqua, in attesa delle chiazze nere che in base alle previsioni dovrebbero arrivare a breve. Uno di loro si ferma volentieri a parlare con noi: "Le paratie sono pronte da sabato mattina, – spiega - si è lavorato durante la notte per installarle dopo che quelle di Calto e Guarda Veneta sono saltate per la corrente troppo forte. Oggi il Po è alto, basterebbe crescesse un paio di metri per spezzare anche queste". Nella voce dell'anziano volontario c'è il rispetto che si tributa ad un avversario onorevole. Ci sporgiamo oltre l'argine, proprio sulla sponda del fiume, per vedere le barriere più da vicino. Sono di plastica, alte circa novanta centimetri, oscillano nella corrente. "Ma è sicuro che queste barriere tengano?" chiedo ad un operatore in tuta verde che come me le fissa perplesso. "Le va bene come risposta 'mah'? Direi che vedendole, uno trae da solo le sue conclusioni". Mi indica le onde che a tratti sommergono e ribaltano le paratie. Immaginando una patina inquinante a coprirle, queste strisce di plastica mobile avrebbero ben poco potere contenitivo. Non è dello stesso parere Mariano Carraro, Commissario Straordinario alle Emergenze della Protezione Civile della regione Veneto, che arriva in elicottero per controllare la situazione presso il ponte di Polesella. "ormai le chiazze residue sono solo film sottilissimi e molto contenuti – afferma. Le traverse hanno tenuto bene, la maggior parte degli olii inquinanti è stata fermata a Isola Serafini, che è stato il nostro salvagente". Isola Serafini, situata tra Piacenza e Cremona sul confine lombardo, ospita una centrale idroelettrica che dispone di un doppio sbarramento, sui due rami in cui il fiume si divide aggirandola. Grazie a questa chiusa è stato possibile intercettare la maggior parte della paurosa "onda nera". "I dati sulla qualità dell'acqua raccolti a Pontelagoscuro – interviene Puma – sono assolutamente nella norma. Il limite massimo di idrocarburi consentiti è 0,1 milligrammi per litro, e stamattina erano 0,017. In questo preciso momento – prosegue leggendo un sms di aggiornamento proveniente proprio dal centro analisi di Pontelagoscuro – i valori sono di 0,01". La sicurezza è garantita, non ci sono pericoli neppure per l'acquedotto della vicina Ferrara, che non verrà chiuso in via precauzionale come si era temuto in un primo momento. Si può dire che l'allarme sia rientrato? "Non abbiamo ancora deciso se dichiarare conclusa la fase del contenimento e passare alla bonifica delle zone colpite dall'onda – risponde Nicola Dell'Acqua, Coordinatore Nazionale della Protezione Civile. Domani in mattinata [cioè lunedì 1 marzo, ndr] convocherò l'unità di crisi a Piacenza, si farà un sopralluogo in seguito al quale, dopo essermi consultato con il dottor Bertolaso, decideremo cosa sia meglio fare. Verrà attivato un gruppo di monitoraggio ambientale che avrà il compito di verificare l'entità dei danni e riparare quanto possibile. Fortunatamente da questo tratto di fiume in poi non ci sono stati danneggiamenti della flora e della fauna, gli idrocarburi nell'acqua sono minimi; non sono morti neppure i pesci. La Protezione Civile si è mossa bene e i volontari hanno fatto un lavoro eccellente, che si è rivelato persino superiore all'entità dell'emergenza". "Comunque – conclude Puma – si è trattato di una utile esercitazione. Fortunatamente, è stato uno spettacolo mancato". Pare che il Delta del Po, che ospita l'ecosistema più delicato e le attività economiche maggiormente legate alla pesca, sia salvo, almeno per il momento. Lasciamo l'argine del Grande Fiume attraversando capannelli di folla che fissano le barche, le telecamere, le paratie sull'acqua. Sembra un po' di essere ad una prima di Hollywood, con i fans che attendono l'arrivo di una grande star. Per fortuna, stavolta resteranno delusi. Sarà proprio uno spettacolo mancato.
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