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Giovedì, 09. Settembre 2010

Ogm: ora in Italia si può PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresa Renzi   
Domenica 07 Marzo 2010 21:48

Il 2 marzo, con il via libera della Commissione Europea per l’azienda Basf alla commercializzazione della patata ogm Amflora, si rompe l’“imbarazzo” decennale dell’europa nei confronti delle colture geneticamente modificate.

Amflora sarà utilizzata solo a scopo industriale, per la produzione di carta, ma le polemiche già piovono da più parti per l’utilizzo zootecnico del prodotto, come mangime, che sarà quindi presente nella carne che mangiamo.patate

Avevamo già parlato dell’impegno della Regione sul fronte del No agli ogm, discutiamo del provvedimento di questi giorni con l’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni.

Qual è la posizione della Regione riguardo l’autorizzazione della UE per la coltivazione della patata gm Amflora?

La nostra posizione è sempre la stessa, facciamo parte a livello europeo del movimento delle regioni ogm-free, abbiamo fatto tempo fa una scelta di campo e continuiamo a confermarla.

Questa scelta è motivata dalla consapevolezza che la forza della nostra regione e del nostro paese è nella biodiversità e nelle produzioni della tradizione agroalimentare; gli ogm rischiano di compromettere un patrimonio unico e mettere a rischio redditi e produzioni.

La chiusura agli ogm, che in altri paesi sono ampiamente adottati, non pensa potrebbe essere un provvedimento contrario all’interesse di tanti agricoltori?

Se guardiamo alla questione con l’ottica del singolo agricoltore o associazione agricola, può esserci uno svantaggio. Penso però che i rischi che l’introduzione di coltivazioni geneticamente modificate comporta sull’intero sistema emiliano romagnolo non siano giustificati dai vantaggi che questa potrebbe significare per qualcuno.

Se nel mondo coltiviamo tutti le stesse cose, prevarranno i soggetti con maggiore potere fondiario, come ad esempio il Canada o gli Stati Uniti, in cui la dimensione media aziendale si aggira sui 1000 ettari; noi non ci staremmo con i costi.

La UE sdogana gli ogm, in Emilia-Romagna esiste però una legge regionale che ne vieta la coltivazione: come sono ripartite le competenze? Quanta autonomia ha la nostra regione nel dichiararsi ogm-free?

Nessuna, anzi pochissima.

L’unico soggetto titolato a rilasciare autorizzazioni per la coltivazione e la commercializzazione di colture geneticamente modificate è l’Unione Europea.

Gli Stati Membri e nella fattispecie italiana le regioni, possono però promuovere la coesistenza tra agricoltura ogm e tradizionale.

Se entriamo nel merito della situazione italiana, la questione è quantomai confusa. Alla fine del 2004 l’allora ministro dell’Agricoltura Alemanno emanò un decreto che disciplinava la coesistenza.

La regione Marche impugnò davanti alla Corte Costituzionale il decreto in merito alla competenza del Parlamento a legiferare sulla materia, di pertinenza delle regioni.

Il Consiglio di Stato dette ragione alle Marche, pertanto le leggi in materia di coesistenza sono di carattere regionale.

[…] C’è poi la questione del rischio di contaminazione delle colture tradizionali e della tutela della libertà di coltivare e certificare il proprio prodotto come non contenente ogm: non è solo un problema di distanze fisiche tra i campi da rispettare. Per garantire entrambe le produzioni sarebbe necessario “blindare” l’intera filiera ogm. Se volessimo assicurare le reciproche libertà, non si potrebbero usare neppure gli stessi macchinari.

Ma allora la coesistenza di cui parlate non è realizzabile nella pratica?

In realtà la coesistenza è possibile, ma solo a costi di produzione che annullano il vantaggio economico di coltivare ogm.

C’è però una grandissima novità: il presidente della Commissione Europea Barroso ha annunciato di recente un indirizzo nuovo dell’Unione sul tema ogm.

L’intenzione espressa è quella di cambiare il regolamento e dare agli Stati Membri (quindi in Italia alle Regioni) il diritto di esercitare la sovranità e quindi di decidere in autonomia se adottare o meno colture ogm, fermo restando che tutte le validazioni scientifiche sulla questione rimangono in capo alla UE.

A quel punto in Italia potremmo decidere, ad esempio con un referendum, che non è un’ipotesi da scartare, quale decisione prendere. Se la maggioranza della nazione fosse contraria all’apertura agli ogm, allora cadrebbe anche il discorso della coesistenza.

Affrettiamo quindi la stesura del nuovo regolamento e mettiamo un freno alle nuove concessioni di ogm; sarebbe necessaria allo stato attuale delle cose una forte iniziativa politica che spingesse in questa direzione.

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