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Siamo al Centro Pettirosso da nemmeno un’ora, e vediamo subito i volontari all’opera per un intervento di emergenza.
-Fammi vedere quella, cos'è?
-Una poiana. -Ha l'anello? -Non penso. Ha la bocca aperta, ma dentro non c’è niente. -Può essere un sintomo di stress. -Era in mezzo ad un prato... -Shhh…È grassa, dunque... -Stamattina l'hanno trovata. -Era vicino alla strada o all'interno? -All'interno. -Secondo me è un’intossicazione, perchè è grassissima, deve aver mangiato qualcosa. Fai preparare il sondino con i carboni vegetali, ed il tuorlo. E la mettiamo sotto flebo. Ah e mettila sotto lampada, perchè è gelida. Arrivate per avere aggiornamenti sulla situazione del canale Minutara dopo gli sversamenti della settimana scorsa, ci ritroviamo davanti ad un vero e proprio Pronto Soccorso per la fauna selvatica.  -Ospitiamo circa 3000 animali l’anno, con circa 500 richieste di intervento da parte delle istituzioni. Abbiamo una percentuale di reinserimento che raggiunge l’80 per cento. Che è moltissimo, se pensiamo alla media generale del 40. Piero Milani, responsabile del Centro, è giustamente orgoglioso di questa realtà, davvero rara in Italia. “Qua tutte le strutture sono state pagate e costruite dai volontari, a costo zero per le istituzioni”. Che oggi, a dieci anni dalla loro nascita, ne beneficiano. “Noi siamo collegati al 118 e al 1515 per il pronto intervento. Collaboriamo con la Polizia Provinciale e interveniamo 24 ore su 24. Quando il Corpo Forestale dello Stato (di cui abbiamo l’Alto Patrocinio) ci chiama, facciamo interventi anche al di fuori della Provincia di Modena, ad esempio a Belluno dove abbiamo controllato le trappole nella neve, facciamo anche esercitazioni con loro, facciamo dei corsi formativi alla loro scuola sulla manipolazione di animali, sia selvatici che esotici, e lezioni di antibracconaggio.” Ma il Centro non ospita solo animali feriti o in difficoltà: è anche un punto di sosta per gli animali in migrazione. ”I germani reali di passaggio vedono le femmine e arrivano qui. Da noi gli animali sono liberi di girare. Possiamo tenere l’erba alta, così possono anche nascondersi. Abbiamo avuto scoiattoli rossi, ghiri, donnole, faine, volpi. La maggior parte li reinseriamo, se a volte la Provincia li considera pericolosi li ridestiniamo, ad esempio nei centri visite. Ce ne chiedono anche in Abruzzo, Trentino, Toscana”. Arrivano animali da tutta Italia, siete un punto di riferimento per tante associazioni. Perché? È molto importante la nostra professionalità. Perchè l'attività del volontario sia efficace,occorre una formazione adeguata. Bisogna saper manipolare un animale, per non farsi male e per non peggiorarne le condizioni. Ci sono poi forti lacune delle università, perchè non viene insegnata la fauna selvatica, si insegna soprattutto la fauna domestica e ogni tanto quella esotica. E pensare che collaboriamo con tantissime università italiane ed estere: Losanna, Perugia, Roma, Parma, Bologna utilizzano il nostro centro per i loro studi. Quali sono i vostri interventi più frequenti? Dipende, ogni stagione ha le sue emergenze. La provincia di Modena si può considerare un'isola felice,perchè ad esempio sta diminuendo il numero di rapaci sparati: sei l’anno scorso, quest'anno meno. Penso sia importante che ogni cacciatore cacci sul territorio che conosce, sul proprio territorio. Nonosante io sia contrario alla caccia, vedo che è difficile, per un cacciatore che è qua sul territorio, ferire per sbaglio un animale protetto e lasciarlo lì. Ci sono tante altre regioni italiane dove purtroppo è usanza sparare ai rapaci. E questi vengono a cacciare anche qui da noi. Qui fortunatamente non abbiamo avuto grossi atti di bracconaggio, si è sempre trattato di gente che veniva da fuori". Ad esempio dalla Lombardia: il nome del Centro deriva da un’operazione che si fece nelle valli bresciane, per eliminare le trappole per il pettirosso.
“Sì. Da 20 anni operiamo col NAC (nucleo anti-bracconaggio). E in zone come quelle è difficile far cambiare la mentalità. Nel lombardo- veneto non si riesce assolutamente a debellare la tradizione della polenta e osei. Le trappole sono micidiali, spezzano le gambe ai pettirossi. In veneto ci sono veterinari che sono in contatto con noi, e sono sempre avviliti dal numero di rapaci sparati e di fauna protetta sparata che ritrovano. La Provincia di Modena anche in questo è stata lungimirante, nel pensare all'importanza di un servizio aperto a tutti, anche per gli agricoltori, per i cacciatori che scoprono problemi sulla fauna selvatica”. L'eventuale estensione della stagione della caccia con il ddl Orsi quali conseguenze potrà dare? “Sono molto scettico sugli effetti che potrebbe avere, ma secondo me è un ddl che difficilmente passerà. Fortunatamente con l'esistenza di internet si aprono delle possibilità che diventerebbero spinose da affrontare, come quella della possibilità di un referendum sulla caccia ( è di oggi la notizia che 7 italiani su 10 sono contrari alla caccia). Anche il ministro dell'ambiente si è schierato contro questa legge. Ad oggi se la caccia è chiusa e si sente uno sparo si può avvisare subito la vigilanza, ma se la caccia diventasse aperta sempre, nessuno avviserebbe più. Si andrebbero a creare meccanismi decisamente dannosi per la prevenzione e lotta al bracconaggio. Proprio l'altro giorno ci hanno chiamato per un capriolo ferito: il cacciatore che ci ha chiamato ci ha detto: la caccia al capriolo è aperta, ma non all'ora in cui ho sentito lo sparo. Abbiamo tante segnalazioni da cacciatori che segnalano bracconieri.Siamo stati piacevolmente sorpresi dal fatto che anche alle due di notte stanno sul posto a fianco del capriolo ferito in attesa del nostro arrivo. La vostra presenza ha responsabilizzato la cittadinanza? Forse sapendo che c'è un posto in cui portare gli animali in difficoltà la gente è più tranquilla. E lo siamo anche noi, uscendo dal Centro tra un nugolo di cigni e germani reali pronti a cenare. Forza Pettirosso!
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