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Mentre la preoccupazione per la salute del Grande Fiume dopo l'incidente delle settimane scorse va scemando, insieme all'attenzione del pubblico e dei media, in Emilia-Romagna continua lo stato di allerta.
Durante la settimana appena trascorsa, infatti, si sono svolti i summit a livello provinciale e nazionale per valutare la possibile chiusura dello stato di emergenza e passare alla cosiddetta "fase due", cioè quella della bonifica delle zone colpite dall'onda oleosa. L'attenzione e il monitoraggio scrupoloso degli inquinanti, però, non si interromperanno ancora per molto tempo, nonostante il momento critico di questo periodo post-emergenza, cioè la riapertura delle dighe dei laghi a monte del Lambro e delle chiuse di Isola Serafini, sia passato senza incidenti. Le dighe erano state chiuse per abbassare il livello del Lambro e facilitare l'intercettazione delle macchie oleose, così come era avvenuto all'altezza di Isola Serafini. La riapertura, però, ha comportato una piena artificiale che avrebbe potuto raccogliere parte delle sostanze depositate sulle sponde e non ancora rimosse. Per fortuna, in base ai controlli di questi giorni, la quantità di idrocarburi presenti nell'acqua non è aumentata e si è mantenuta al di sotto della soglia di guardia, benché in alcuni casi di livello superiore alla norma. Lo conferma Andrea Censi, sindaco di Polesine Parmense, comune in cui si è svolto lunedì scorso il primo incontro a livello locale per valutare la situazione: "In provincia continua il rilievo puntuale delle acque di falda attraverso i pozzi sentinella. Benché l'acquedotto cittadino sia completamente sicuro, poiché non intercetta l'acqua del Po, ci sono numerosi pozzi privati che attingono da lì, oltre alle acque irrigue e quelle usate per abbeverare gli animali d'allevamento. I controlli proseguiranno almeno per un altro mese, ma si può dire che il rischio maggiore sia passato. Ora si apre la fase della bonifica, che sarà ancora più impegnativa; fortunatamente lo stato di emergenza è riconosciuto dal Governo e quindi possiamo accedere ai fondi dedicati, che saranno indispensabili soprattutto dopo lo storno dei 180 milioni previsti dal progetto Valle del fiume Po. Purtroppo dobbiamo constatare ancora una volta come sia necessario l'insorgere di un incidente drammatico per risvegliare l'attenzione sullo stato del prezioso ecosistema del Po". La prossima riunione provinciale si terrà lunedì o martedì, dopo quella dell'unità di crisi nazionale. Il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, conferma che nonostante sia stata prolungata la fase di attenzione, tutto è sotto controllo: "Nel nuovo incontro si predisporranno i lavori di bonifica, che contemplano una prima fase di stima del danno. Attualmente è impossibile prevedere la spesa e la tempistica dei lavori, ma sicuramente una parte degli olii combustibili verrà recuperata, mentre il resto dei rifiuti sarà incenerito".
Ufficialmente al sicuro anche l'area deltizia: Silvano Bencivelli, Responsabile UOPC per le acque costiere e l'economia ittica, spiega che i controlli relativi agli idrocarburi sono più che rassicuranti, visto che la concentrazione di inquinanti si mantiene addirittura al limite della rilevabilità. "Si parla di grandezze sui 0,050 mg al litro. Stiamo tenendo sotto controllo i molluschi, per altre tre settimane i nostri esperti continueranno a prelevare campioni di cozze e vongole controllando la presenza di sostanze nocive. Dai nostri lidi partono ogni anno migliaia di tonnellate di molluschi per le tavole di tutta Europa, per cui dobbiamo essere assolutamente certi che il prodotto sia sicuro. Ad oggi possiamo dire che l'onda nera non ha causato effetti rilevabili sull'ecosistema marino, personalmente solo in questi giorni ricomincio a respirare. Per quanto riguarda il Delta, il danno principale derivato da questo incidente sarà economico: abbiamo uomini e barche fuori per tutta la giornata, laboratori che lavorano a pieno regime e ancora saranno impegnati per molto tempo. Sicuramente i costi di tutto questo saranno notevoli". Ma tutti sanno che, nonostante la gravità della sciagura, poteva andare molto peggio.
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