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C'è ancora poca chiarezza riguardo al protocollo di bonifica del Po, che interesserà soprattutto la zona a monte di Isola Serafini.
Le decisioni riguardanti le manovre di bonifica vedranno l'azione concertata delle regioni (Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia) e delle varie province interessate. Nei prossimi giorni si vedrà se le regioni riusciranno a lavorare insieme superando i problemi organizzativi che si sono verificati al momento di arginare l'emergenza sulle acque di transizione. Tuttavia le amministrazioni sono ottimiste e dopo i summit con l'unità di crisi della Protezione Civile Nazionale, l'Arpa e l'Aipo sembra che il piano operativo di bonifica sarà il risultato di una concertazione tra tutte le istituzioni coinvolte nella tutela del bacino del Po.
Ma in cosa consisterà praticamente il processo di bonifica? Donatella Ferri, responsabile del Centro Tematico Regionale Acque Interne dell'Arpa, spiega che fino all'inizio di questa settimana i controlli sono stati molto intensi, per tutelare sia il Delta che le prese idropotabili. "Ancora non si può prevedere esattamente quali saranno le prime operazioni pratiche, dipenderà dai risultati delle stime sull'entità dei danni. Innanzitutto, con le altre regioni vogliamo approfondire il rischio di rilasci dalle sponde. Per quanto riguarda la flora e la fauna, sfrutteremo le numerose stazioni di osservazione di Arpa, considerate idonee in base alle recenti norme europee. L'Europa, infatti, ha dato grande impulso al controllo delle comunità biologiche nella loro completezza". La tutela dell'ecosistema-fiume sarà quindi legata al controllo dell'area e dei suoi abitanti intesi come organismo unitario, composto di parti diverse la cui salute influenza quella dell'intero sistema. "Il piano di monitoraggio – spiega Vito Belladonna, direttore tecnico di Arpa Emilia-Romagna – è ampio, durerà circa un anno e mezzo. Non si terranno sotto osservazione solo le acque, ma anche i sedimenti e il biota, la minuscola fauna ittica composta da crostacei, pesciolini e batteri. Nell'acqua del fiume ricerchiamo gli idrocarburi ma anche altre sostanze volatili inquinanti, l'esame dei sedimenti è invece più complesso e richiede di analizzare vari strati del suolo. In questa fase si lavora preferibilmente sulle sponde dei laghi. Infine, si controllano i molluschi". Come un malato in convalescenza, il Grande Fiume rimarrà sotto osservazione per molto tempo perché "La risposta dell'ecosistema alle sollecitazioni e ai cambiamenti è lenta, e può manifestarsi anche sul lungo termine. Fortunatamente, i sistemi naturali possono rispondere molto bene agli inquinanti che l'uomo sparge, smaltendo autonomamente parte delle sostanze nocive". Per quanto riguarda le specie animali e vegetali più grandi che vivono nei pressi del fiume, sembra che non ci sia stato alcun danno all'infuori degli individui investiti dalla patina d'olio. "Le specie normalmente presenti nella zona ci sono ancora tutte, ma anche queste verranno controllate dai naturalisti. A fianco dell'osservazione naturalistica, ci saranno i controlli scientifici sulla micro fauna e vegetazione che procederanno di pari passo".
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