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Dieci anni fa in Italia si contavano una ventina di zuccherifici. Oggi ne rimangono solo quattro. La riforma OCM sullo zucchero voluta dall'Unione Europea ha infatti drasticamente ridotto le superfici bieticole nazionali e imposto la chiusura di 12 stabilimenti, offrendo in cambio una generosa contropartita economica.
L'impianto di Eridania a Russi, in provincia di Ravenna, è uno di questi. Una chiusura che ha gravato su 150 lavoratori interni, senza dimenticare gli agricoltori di barbabietole che hanno dovuto convertire la loro produzione. Chiuso l'impianto, si è pensato di convertirlo in una centrale energetica a biomasse. Il tutto contando anche sui sussidi europei. La proprietaria PowerCrop, con il sostegno dell'amministrazione locale, ha progettato la realizzazione di un impianto che produrrà circa 30 Mwe grazie alla combustione di risorse agro-energetiche di origine agricola, ottenute principalmente da coltivazione dedicata, integrate con risorse derivanti dalla manutenzione del verde (pubblico e agricolo). La totalità di tali risorse (288.000 tonnellate annue), a detta della società, saranno disponibili all'interno di un'area di 70 km dalla centrale, grazie anche alla creazione di una filiera integrata con il territorio e costituita da coltivazioni dedicate (presumibilmente Pioppi e Canne comuni, la cui combustione ha un elevato grado di rendimento energetico). E qui sorgono i primi problemi. Sebbene le istituzioni insistano sul fatto che l'unica cosa che manchi per l'avvio dei lavori sia la valutazione dell'impatto ambientale dalla Regione, Coldiretti ha recentemente fatto sapere che oltre alla VIA mancano anche i contratti con gli agricoltori per cambiare produzione. Dei 9.000 ettari necessari, per ora la PowerCrop ha trovato accordi solo per 400. Non c'è quindi grande entusiasmo da parte del mondo agricolo al progetto. E per quel che riguarda il restante approvvigionamento di combustibile (potature e stralci di manutenzione), che dovrebbe essere reperito nei territori attigui a Santa Sofia, nel forlivese, e nel faentino, ci si inizia da più parti a porre il problema del traffico che, inevitabilmente, graverà sul sistema viario della zona. La PowerCrop ha stimato in 15.000 il numero di mezzi pesanti che ogni anno raggiungerà l'impianto. Ma c'è anche chi, come l'associazione Clan-Destino, parla di stime in difetto e e ne prevede il doppio. E tra traffico pesante e emissioni dirette, i cittadini cominciano a interrogarsi anche sulle conseguenze sulla salute che la centrale provocherà.
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