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Mercoledì, 08. Settembre 2010

Caccia alla vaulp! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Biljana Prijic   
Domenica 18 Luglio 2010 22:49

Riponete il costume da amazzone, il frustino e il corno per dare la carica. Lasciate a riposo i cani, non sellate i cavalli. E soprattutto mettete via “il fucile a canna con anima liscia” o “la carabina a canna con anima rigata” (poi magari ci spiegate anche le differenze). Se volevate partire per una caccia alla volpe made in BO, dal 1° luglio siete illegali.

A parte l’incipit scherzoso (perdonateci, fa caldo anche per seri giornalisti ambientali), lo stop alla caccia alla volpe c’è stato davvero. Il TAR di Bologna ha bloccato il Piano della Provincia sul controllo della popolazione della vulpes vulpes, la familiare volpe comune delle nostre zone.

Spieghiamoci meglio. La Provincia di Bologna rileva che la popolazione delle volpi è cresciuta eccessivamente, con danni agli animali “di piccola corte” (galline e conigli sostanzialmente) e in generale uno squilibrio nella distribuzione della fauna locale. L’ente prepara allora un piano di controllo che, come altre volte, prevede l’intervento dei cacciatori, contenti di prestarsi alla causa, con tanto di trappole a cassetta, armi da fuoco sopra citate, ma soprattutto cani da tana che possono infilarsi nei pertugi e ammazzare anche i piccoli.volpi

La Provincia chiede il parere obbligatorio ma non vincolante all’ISPRA, che risulta molto negativo. Gli argomenti chiave dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sono principalmente due: le volpi sono tante perché si continua a ripopolare l’Appennino di fagiani e lepri per dare prede ai cacciatori, e anche la Provincia di Bologna lo fa; l’uso dei cani da tana è sconsigliato perché potrebbe coinvolgere altre specie non altrettanto numerose come la volpe. La Provincia ignora il parere e approva il piano.

La Lega Anti Vivisezione e altre associazioni ambientaliste fanno ricorso al TAR di Bologna, che pure non si è mai distinto per pareri particolarmente “ambientalisti”, il quale con sentenza del 1° luglio dà ragione alla LAV: il Piano è sospeso. La Provincia incassa e la Giunta deciderà il da farsi nella seduta del 20 luglio, sulla quale vi daremo conto. Ovviamente abbiamo ascoltato sia la LAV di Bologna che la Provincia, e, come era prevedibile, le posizioni sono state ferme e convinte nella loro sostanziale inconciliabilità.

Maura Guerrini, dirigente del settore Caccia e pesca, ci ha raccontato che in ogni caso il controllo numerico va attuato perché le volpi sono troppe, e la verifica della densità faunistica è uno dei compiti obbligatori della Provincia. Il parere dell’ISPRA andrebbe contro alcune indicazioni dell’Istituto stesso, come l’uso dei cani da tana che si configurerebbe come un metodo in fondo naturale (due specie animali, una contro l’altra). E comunque nessuna parte del Piano è contraria alle leggi nazionali e provinciali in materia.

La LAV, tramite la responsabile della sede bolognese Annalisa Amadori, afferma invece che è il fondamento del Piano a essere sbagliato. Le volpi non sono troppe, perché in natura la loro mortalità è alta e come per tutte le specie c’è un meccanismo di autoregolazione del numero (se ce ne sono di più diventeranno più spesso pasto dei rispettivi predatori). Inoltre, è inutile abbattere le volpi che l’uomo stesso ha contribuito a far proliferare con le immissioni di selvaggina a favore dei cacciatori, azioni che continuano tuttora.

Posizioni distanti, anche se ben argomentate e guidate da scopi diversi, di un’associazione animalista e ambientalista da una parte, e dall’altra di un ente che deve rispondere a tanti interlocutori differenti, in primis l’insieme dei cittadini.

Certo nel bolognese non ci saranno mai nobili con la puzza sotto il naso che corrono dietro a un mammifero dal manto rossiccio che non ha certo meritato questa sventura (tra l’altro la caccia alla volpe sta passando di moda anche in Inghilterra). Ma l’idea di cacciatori che si muovono nel sottobosco con la carabina a canna con anima rigata e cani da caccia che hanno il compito di stanare e sbranare i cuccioli ci provoca un senso di repulsione simile a quello provato leggendo la descrizione dei metodi di allevamento intensivo in Eating animals di J.S. Foer, di recente recensito da Lou e Filippo.

Non dubitiamo che il Piano della Provincia sia “regolare” e rispettoso delle leggi. Ma crediamo che la sensibilità comune abbia ormai di molto superato la “normativa vigente in materia”. Siamo convinti che sia giunto il tempo di un patto tra l’uomo e la fauna selvatica, e anche tra l’uomo e gli animali di allevamento. In ogni contesto e sotto qualsiasi circostanza si deve tentare di evitare l’uso della violenza nei confronti degli animali. L’abbattimento controllato deve essere una rarissima eccezione, non una regola che per altro si perpetua perché mentre abbattiamo le volpi le incoraggiamo a moltiplicarsi con massicci inserimenti delle loro prede preferite.

Tutelare il lupo e stigmatizzare la volpe solo perché uno corre rischio di estinzione e l’altra no ci pare un approccio schizofrenico alla questione delicata degli equilibri tra “loro” e “noi”. Il punto è sempre lo stesso: ci siamo talmente abituati a vivere in modo disarmonico con la natura e a fidarci più del nostro intervento che del suo da considerare normale agire su un gruppo di animali quando sono troppi, senza chiederci se è per caso a causa nostra che siano diventati tanto numerosi.

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