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Vi ricordate la frana del Corniolo, nel comune di Santa Sofia? Siamo in un piccolo centro della provincia di Forlì, nel verde della valle del Bidente. Poco, distante, il Parco delle Foreste Casentinesi e la diga di Ridracoli, che la nostra redazione ha visitato l’anno scorso.
Di questa vasta frana, che in Aprile ha spostato oltre tre milioni di metri cubi di terreno, raso al suolo due case e interrotto la strada provinciale n° 4, abbiamo parlato diffusamente. Anche il Governo ha prestato attenzione a questa calamità, che oltre ad avere importanti conseguenze è sintomo del cattivo stato idrogeologico delle nostre montagne. Eppure, oggi sembra aver dimenticato le promesse che fecero i suoi delegati. L’onorevole Angelo Alessandri, Presidente della Commissione Ambiente della Camera, assicurò ai cittadini di Santa Sofia 2,2 milioni di euro per la ricostruzione e la messa in sicurezza delle strade e del territorio, in particolare della zona adiacente il lago di Ridracoli. Attualmente questi soldi non si sono visti, e se la frazione di Corniolo con i suoi 250 abitanti e quella di Campigna, 20 abitanti e numerose strutture sciistiche, non sono ancora isolate è solo grazie ai soldi arrivati dalla Regione (410mila euro) e dal prestito da parte di Romagna Acque (1.410mila euro). “Il preventivo per la ricostruzione completa, ma soprattutto per la messa in sicurezza del territorio in vista della stagione invernale, è di 3.765mila euro - Spiega il sindaco di Santa Sofia, Flavio Foietta - Finora però, il governo ha mancato agli impegni presi. Per questo motivo abbiamo scritto una lettera al presidente del Consiglio per reclamare l’attenzione dovuta a questo caso”. I fondi richiesti dovrebbero servire per consolidare le sponde del lago, che sono attualmente in equilibrio fortemente instabile, poiché l’acqua erode il piede della frana. Si dovrà poi consolidare la frana stessa per evitare ulteriori smottamenti, e risarcire le famiglie che hanno perso la casa. “Il Consiglio Comunale - continua il sindaco - chiede un decreto che riconosca lo stato di calamità naturale, e quindi l’esigenza di un intervento da parte dello Stato. Noi continuiamo ad aspettare con fiducia, ricordando però che i lavori andranno realizzati non oltre il periodo di settembre-ottobre, prima che le condizioni meteorologiche peggiorino”. Nei prossimi mesi la situazione di Santa Sofia sarà quindi sempre più a rischio. Non solo per via dei danni già provocati dalla frana, ma per la possibilità di nuovi smottamenti. Senz’altro questo genere di problema dovrebbe coinvolgere lo Stato e non solo le regioni, ma si sa che in Italia l’equilibrio geologico del territorio non è considerato una priorità. Bisogna vedere fino a che punto potremo permetterci di ignorarlo senza rimetterci troppo.
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