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Mercoledì, 08. Settembre 2010

Parchi dimezzati PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresa Renzi   
Domenica 25 Luglio 2010 22:08

Scorrendo l’elenco delle voci della misura anticrisi, alla lettera “P” troveremmo Parchi. Secondo il piano di Tremonti e Prestigiacomo anche sui parchi si può risparmiare, addirittura del 50%.

I finanziamenti statali elargiti lo scorso anno saranno dimezzati e aleggia lo spettro degli “enti inutili” , etichetta appiccicata alle istituzioni ormai moribonde e che temiamo di vedere addosso anche ai parchi. Qualcuno li ritiene inutili perché come sempre quando si parla di enti statali gli sprechi esistono, inutili perché, “promuovono coi nostri soldi il censimento del tal animaletto o del tal altro uccello”, inutili e perfino odiosi per chi ha interesse a far chiudere i parchi, recuperando spazio prezioso da cementificare e da sottrarre alle leggi speciali che vigono all’interno delle aree protette.

Il sospetto è che ad attirare le critiche sui parchi sia anche la forte pressione di chi poco sopporta i forti limiti imposti alla caccia all’interno del territorio protetto. La maggior parte del territorio dei nostri parchi è infatti riserva naturale, non tutto però. In molti contesti, come quello molto vicino a noi dei Gessi e dei Calanchi tagliaerbedell’Abbadessa, il parco è un’ isola felice circondata dal cemento, e insidiata da più parti. Le aree cosiddette “preparco” ne sono un esempio: si tratta di pezzi di parco sottratti alla regolamentazione delle zone protette in cui, ad esempio, le limitazioni alla caccia e alla edificazione sono molto più blande.

In una situazione di carenza di personale di sorveglianza del parco, queste zone di confine potrebbero aumentare e mangiare metri nel perimetro dei parchi. Il Parco delle foreste Casentinesi, uno dei due parchi nazionali dell’Emilia-Romagna, fa sapere che rischia seriamente il collasso, con problemi di mantenimento del personale e dei progetti intrapresi.

La situazione è più intricata per i parchi regionali, le riserve naturali e le altre zone protette che ricadono sotto l’ala della regione e della provincia oltre che del ministero; in questa situazione già da tempo traballante, a cui il decreto legge 78/2010 sta dando il colpo di grazia, si inserisce la politica europea a favore delle aree protette, una delle poche boccate d’aria buona in questo panorama.

Tuttavia, non si capisce che futuro possa avere nel contesto italiano un progetto europeo mastodontico come quello di Rete natura 2000 con cui sono state istituite centinaia di zone di particolare interesse naturalistico (solo in Emilia Romagna coprono quasi il 15% del territorio regionale), che andranno però mantenute. Con quali soldi?

La Prestigiacomo sembra aver fatto marcia indietro negli ultimi giorni rispetto alla manovra, chiedendo di reintegrare le risorse destinate ai parchi, che altrimenti sarebbero seriamente sulla strada della chiusura; intanto venerdì scorso a Roma sotto le finestre del Ministero dell’ambiente i presidenti e i direttori di molti parchi italiani hanno manifestato, con i cartelli al collo, il loro dissenso.

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