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Mercoledì, 19. Ottobre 2011

Green leaves: Walden o Vita nei boschi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Johnny Felice   
Giovedì 22 Settembre 2011 17:22

Ci sono storie che si raccontano così, con la nostalgia pungente e consapevole di chi sa bene che esse non torneranno  a farci visita per un bel po’, né a chiederci indietro il conto della lavanderia. Questa che stiamo per raccontarvi, cari amici di Green leaves, è una di queste.

C’era un uomo che viveva a Concord, nel Massachusetts, nel glorioso secolo XIX. Oggi questa cittadina, che si stende pigramente sulle pianure del Middlesex, ha poco più di quindicimila abitanti, ma a quei tempi era una delle più fiorenti e ricche di tutto il New England.

Distese di boschi, prati sconfinati, campi coltivati ricchi di frumento  ne facevano un piccolo paradiso in terra, un luogo perfetto per tutti quegli emarginati, quei ladri o quei sognatori che continuavano a giungere in America dal Vecchio Continente. Gli Stati Uniti, a quei tempi, erano infatti uno Stato giovane, infinito, in cui l’uomo poteva arricchirsi in un batter d’occhio o perdersi per tutto il resto della sua vita, così, senza neanche accorgersene.

L’uomo di Concord questo lo sapeva sin troppo bene. È per questo che rifiuta di vivere una vita comune, fatta di ansie e piccole meschinità, e si offre semplicemente di riflettere su di sé, su ciò che lo circonda, sulla sua stessa essenza d’uomo. L’ennesimo pazzo visionario, direte voi. Beh, la letteratura è fatta da questi folli, troppo affamati di conoscenza per essere rinchiusi in una gabbia che neghi loro l’opportunità di volare, foss’anche solo con la mente.

green leavesMa torniamo alla nostra storia: l’uomo di Concord lascia  la sua casa, si allontana dalla città a va a vivere in una catapecchia nel bosco, prestatagli da un amico. Non avrà bisogno di porre distanze insormontabili fra sé e gli uomini: gli basta qualche miglio, dal paese sino allo stagno di Walden. Rimarrà lì più d’un anno, a zappare e sarchiare il terreno, sensibile ad ogni minimo regalo che la natura potesse fargli.

Per gli altri uomini all’inizio è un eccentrico, un giovane viziato che ha scelto di dissipare la sua vita. Ma pian piano diviene un punto di riferimento: lui è sempre lì, fermo, ad ascoltarli, soffocando per un attimo quel dolore vivo ed inspiegabile che l’uomo si porta sempre con sé, dalla notte dei tempi. Col passare dei mesi terrà un diario, una sorta di memoriale che spieghi agli altri che senso abbia potuto avere vivere così, lontano dagli uomini e vicino agli dei.

A distanza di quasi due secoli quel diario è una delle letture più affascinanti che abbia fatto in questi ultimi anni: Walden (o Vita nei boschi) ha una forza quasi oracolare, quasi profetica, che fa di Henry David Thoreau uno dei padri della letteratura americana. Una lettura che ha il sapore del grande classico, del testo intramontabile: una vera e propria Bibbia laica per tutti coloro che hanno sognato pianure infinite, lande desolate, uno stagno ed una casupola in mezzo al nulla. E davanti, soltanto l’assoluto.

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. […] Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. […] Mi si parlò dell’età del vino e della rinomanza di quella vendemmia; ma io pensavo ad un vino più vecchio, più puro e più nuovo, tratto da una vendemmia più splendida, che essi non potevano né potrebbero comperare».

P.s. L’amico a cui accennavamo prima è un certo Ralph Waldo Emerson, ma questa è un’altra storia…

 

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