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La giornata italiana contro lo spreco è partita da Bologna un anno fa e qui è tornata, il promotore è sempre l’infaticabile Andrea Segrè di Last minut market di cui abbiamo parlato più volte. Ma cos’è un anno contro lo spreco? È un progetto pluriennale che ha come obiettivo principale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica europea ed italiana sulle cause e le conseguenze dello spreco, sulle modalità per ridurlo e la promozione di una cultura scientifica e civile orientata ai principi della sostenibilità e della solidarietà. Ogni anno il tema generale dello spreco viene declinato dando un’attenzione particolare ai diversi consumi: il cibo (2010), l’acqua (2011) e l’energia (2012) sono i focus del primo programma triennale che culminerà nel 2013, nell’Anno europeo per la lotta allo spreco. Esistono, e ricordiamolo, dati allarmanti della comunità scientifica che parlano dello spreco quotidiano delle risorse idriche mondiali; l’acqua potrebbe diventare, anzi sta diventando, davvero l’oro blu del pianeta Terra, ecco perche: a causa dell’innalzamento della temperatura del globo, l'acqua è diventata una risorsa idrica scarsa, solo 0,001% dei 1,4 miliardi di metri cubi di acqua sul pianeta è realmente disponibile per il consumo umano. Negli Stati Uniti vengono consumati ogni giorno 600 litri di acqua, in Italia 213, nei Paesi in via di sviluppo 20. Inoltre circa la metà dell'acqua utilizzata per produrre cibo a livello globale è persa o sprecata. Per produrre una tazza di caffè occorrono 140 litri di acqua: ma per produrre 1 kg di carne rossa, ne servono 15,500 litri. Non ci vuole un genio a capire che gli allevamenti intensivi di bestiame portano via una percentuale notevole di acqua e non ci vuole nemmeno un genio per, capire, ma tra dire e il fare come recita il proverbio, c’è di mezzo il mare, che diminuire il consumo di carne nella nostra dieta da opulenti occidentali non farebbe bene solo a noi ma anche alla Terra. Il problema numero due è lo spreco alimentare che rappresenta un fallimento del mercato e delle politiche, oltre che una questione etica e sociale. È necessario quindi operare affinché esso non sia più considerato un fenomeno fisiologico e comune ma chiamarlo con il proprio nome: un lusso che possono permettersi i più fortunati, noi! Ma che a breve non potremmo più permetterci. La quantità di cibo sprecato nel mondo va di pari passo con lo spreco di acqua. Si stima che circa il 50% del cibo prodotto venga perso, convertito e sprecato con notevoli variazioni da Paese a Paese e da stagione a stagione (Lundqvist, 2010). Da dati recenti è stato stimato che i consumatori europei gettano via all’anno cibo per un valore di 1,6 miliardi di euro,circa tra i 76,5-102 milioni di tonnellate di scarti alimentari. A ogni tonnellata di cibo sprecato corrispondono emissioni di CO2 per un totale di 1,9 t CO2 eq/t (DG Environment, “Preparatory study on Food Waste across Eu 27”, 2010). Giusto per avere un’idea, forniamo qualche dato sullo spreco di cibo in Europa. In Gran Bretagna ogni anno 18 milioni di tonnellate di alimenti ancora perfettamente commestibili sono gettati via da parte delle sole famiglie, con un costo annuo di 14 miliardi di sterline: allo stesso tempo nel Regno Unito 4 milioni di persone non hanno accesso a una dieta sana (Waste & Resources Action Programme WRAP). In Italia, 20.290.767 di tonnellate di rifiuti alimentari si formano ogni anno lungo l’intera catena alimentare. Una famiglia media danese formata da 2 adulti e 2 bambini smaltisce come rifiuto annualmente cibo per un valore pari a circa 2,15 miliardi di euro(Consiglio Danese per l’Agricoltura, 2010). Secondo un recente rapporto pubblicato da ADEME (Agenzia francese per l’ambiente e l’energia) ogni cittadino francese getta via ogni anno 7 chili di prodotti alimentari ancora intatti nella confezione originale. Nello stesso paese, 8 milioni di persone sono a rischio di povertà. Uno studio del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases ha dimostrato che il 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti è gettato via lungo l’intera catena alimentare. D’altro canto, l’eccesso di cibo è diventato un serio problema di sanità pubblica in un numero crescente di Paesi: secondo uno studio americano di PLoS One (Public Library of Science), Stati Uniti e paesi occidentali stanno consumando ogni giorno un surplus di 1.400 calorie per persona per un totale di 150.000.000 calorie all’anno. Dato che notoriamente, le immagini colpiscono più delle parole, chiudiamo questa sfilza di dati con il trailer del documentario di Valentin Thurn "Taste the waste", che il nostro Alessandro Kostis ha recensito ottimamente.
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