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Mercoledì, 19. Ottobre 2011

Earth Overshoot Day, il giorno in cui la Terra è andata in rosso PDF Stampa E-mail
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Scritto da Laura Simoni   
Venerdì 30 Settembre 2011 23:03

Default, bancarotta, deficit e crisi economica sono termini ormai divenuti di uso comune, entrando a far parte di un dizionario universale che riempie da mesi le notizie di quotidiani e telegiornali. Ma se il campo semantico di tali vocaboli si estendesse dai singoli stati al mondo intero, da Grecia e Italia a pianeta Terra, riusciremmo davvero a comprenderne il reale significato ed il peso ad esso connesso?

Ipotizziamo – ovviamente per assurdo – che il nostro sia un pianeta finito, con risorse ugualmente finite, e che parte dell’umanità che lo abita conduca uno stile di vita che definire “sprecone” è usare un eufemismo grande come il Burj Khalifa di Dubai. Ora immaginiamo che il nostro ecosistema terrestre funzioni come un’azienda, oppure una banca se preferite, e proviamo ad adottare uno strumento di contabilità ambientale che chiameremo Impronta Ecologica, misurando quindi quante risorse naturali esistono, quante sono quelle che si rinnovano annualmente e quante invece quelle che l’umanità intera consuma (chi più, chi meno). Facendo questo semplice calcolo, il Global Footprint Network ha stimato che nei primi dieci mesi dell’anno corrente abbiamo già esaurito l’intero budget che la nostra grande fabbrica di risorse riesce a sfornare in 365 giorni di lavoro continuativo.fiammiferi

Dallo scorso 27 settembre la Terra è in deficit ecologico, ha raggiunto il limite dell’Earth Overshoot Day, e questo appunto perché semplicemente si consumano più risorse di quante se ne producano. Ciò che più impressiona è che di anno in anno ci facciamo sempre più veloci e voraci nel consumare: rispetto al 2010, quest'anno siamo andati in rosso ben 15 giorni prima. Leggiamo sul sito del Network:

«Oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che oggi la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno. Scenari alquanto ottimisti delle Nazioni Unite suggeriscono che se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per il nostro sostentamento. E naturalmente ne disponiamo solo di uno. Trasformare le risorse in rifiuti più velocemente di quanto questi possano essere ritrasformati in risorse ci pone in una situazione di sovrasfuttamento ambientale, di esaurimento proprio di quelle risorse dalle quali la vita umana e la biodiversità dipendono».

Lo sfruttamento intensivo delle ricchezze planetarie mette in serio rischio il Sistema Pianeta, le cui capacità di rigenerazione non sono sufficienti per coprire i nostri bisogni di cibo, combustibile, energia, risorse naturali. Per questo motivo si stima che entro la fine dell’anno consumeremo il 135% delle risorse terrestri prodotte nell’intero 2011, e questo indebitamento verrà coperto andando ad intaccare risorse che dovrebbero restare intatte, tagliando più foreste, inquinando maggiormente l’acqua e l’aria, con la conseguente compromissione climatica dovuta al surriscaldamento globale. Molti Paesi sono già da tempo in deficit ecologico, altri dipendono sensibilmente  da risorse esterne, in determinate zone della Terra si possono determinare effetti devastanti, giungendo fino alla totale scomparsa delle risorse, al collasso degli ecosistemi, all’indebitamento, alla povertà, alla carestia ed alla guerra.

Avere un’Impronta Ecologica più grande della propria capacità biologica significa fare la fine dell’Isola di Pasqua, che nel XVII secolo fu ridotta dai suoi stessi abitanti ad un arido deserto morente. Cerchiamoci un destino alternativo, finché siamo ancora in tempo.

 

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