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Mercoledì, 19. Ottobre 2011

Riflettori puntati su Santa Sofia … ma le frane sono centinaia! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Teresa Renzi   
Domenica 04 Aprile 2010 21:11

Lo scorso 18 marzo a Santa Sofia, nell’appennino forlivese e alle porte del parco delle foreste Casentinesi, una grossa frana è scesa ad interrompere il corso della strada Bidentina, distruggendo diverse case e costringendo all’evacuazione alcune famiglie; la massa di detriti è avanzata fino a strozzare il corso del fiume Bidente, creando una nuova emergenza.

I problemi da risolvere sono diventati tre: la gestione delle acque del fiume pericolosamente innalzate, la viabilità interrotta, e il contenimento della frana.frana

Si sta procedendo in questi giorni al ripristino di una collegamento stradale che consenta l’arrivo a Corniolo; per quanto riguarda il Bidente, parte dell’acqua accumulata è stata deviata verso il bacino di Ridracoli, in seguito alla richiesta a Romagna Acque del sindaco di S.Sofia nell’immediato dopo frana.

Questi i lavori messi in cantiere e già iniziati in modo tempestivo grazie all’intervento e ad i fondi messi a disposizione da Regione e Protezione Civile, anche se è notizia di ieri che i soldi stanziati sono già esauriti e i lavori subiranno presumibilmente dei rallentamenti.

Sono più di 100 le frane che hanno interessato la provincia di Forlì e Cesena nel giro di appena due settimane, e la frana di Corniolo è sicuramente la più grande con i suoi 4 milioni di metri cubi di materiale in movimento.

Ci eravamo già occupati dell’instabilità geologica del nostro territorio, nel nostro Appennino la maggior parte dei fenomeni franosi non è di nuova formazione ma spesso è solo l’ultimo episodio di una lunga serie, di cui, se viene persa memoria, si rischia di cadere in valutazioni sbagliate.

Se si vuole conoscere come la terra si è mossa nei decenni passati, già solo la toponomastica di Santa Sofia e dintorni, parla chiaro: il fronte di frana del 18 marzo si è staccato nei pressi della località La Frana; molti edifici come la chiesa di S.Pietro sono stati distrutti e ricostruiti dopo le frane dell’inizio del secolo scorso. Non solo, l’intero centro abitato di Corniolo sorge su un’antica, enorme lingua di terra franata.

I geologi chiamano il tipo di terreno della zona “franapoggio”, vuol dire che gli strati di roccia sono paralleli alle “fondamenta” del versante e di conseguenza possono tendere a scivolare verso il basso, specialmente se l’inclinazione degli strati più superficiali è maggiore di quella del pendio.

La maggior parte delle frane poi, non si esaurisce ma rimane quiescente, la stessa terminologia che si usa per i vulcani. I corpi di frana quiescenti sono più del 50% in Emilia Romagna e comprendono quelli di maggiori dimensioni, in cui la superficie di terra che crolla supera un ettaro. Gli esperti etichettano come più pericolose proprio le frane che rimangono quiescenti più a lungo, non perché nel tempo aumentino la loro “forza”; ma perché il loro monitoraggio diventa più difficoltoso e se ne sottovaluta il rischio o peggio ancora, ci si dimentica che esistono.

Cosa risveglia una frana?

Una frana non è sempre sintomo di cattiva gestione del territorio dal parte dell’uomo; la superficie coperta da boschi e foreste sulle nostre montagne è infatti più alta oggi rispetto all’inizio del secolo scorso, e, paradossalmente, l’abbandono delle montagne ha permesso al bosco di riconquistare i propri territori, con effetti quasi sempre positivi sulla stabilità dei versanti.

Nonostante sia fondamentale fare prevenzione e progettare un corretto uso del suolo, dobbiamo però essere capaci di gestire un territorio che, anche a prescindere dalla nostra attività, è in continua evoluzione, si muove e cambia faccia. A scuotere la montagna può essere un terremoto o un carico eccessivo di precipitazioni o lo scioglimento troppo rapido di forti nevicate, come nel caso di Santa Sofia.

Resta il problema della previsione e della gestione dei fenomeni di dissesto geologico; da questo punto di vista la nostre regione ha attiva un rete di monitoraggio dettagliata ed efficiente basata anche sulle serie storiche dei movimenti franosi del territorio, e soprattutto disponibile alla consultazione per tutti sul portale della Regione.

Nella sezione cartografia, basta impostare le coordinate della zona che si vuole controllare per visualizzare una mappa che riporta un simbolo verde in corrispondenza di ogni frana registrata nel passato; a triste conferma che conoscere il territorio è essenziale, mi accorgo che intorno a Santa Sofia ce ne sono decine.

 

 

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