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Mercoledì, 19. Ottobre 2011

Il nuovo auditorium delle arti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Alessandro Kostis   
Domenica 15 Maggio 2011 15:45

“Una sorta di ʻmeterorite buonoʼ che, atterrando dall’alto, si posa nell’unico spazio ancora libero all’interno dell’area”. Queste testuali parole si possono leggere nel progetto presentato dalla Fondazione Carisbo all’Urban center di Bologna a fine aprile. E sul fatto che il nuovo auditorium per la musica, voluto da Abbado e firmato da Renzo Piano, sia stato calato dall’alto, in pochi potrebbero sostenere il contrario.

L’idea è quella di costruire un nuovissimo auditorium delle arti nel capoluogo emiliano. Una sala per l’ascolto musicale da 1800 posti nel cuore di Bologna, all’interno della Manifattura delle arti. Esattamente “il meteorite buono” si adagierebbe laddove oggi restano le rovine dell’ex-cinema Embassy, di fronte al parco 11 settembre (lo studio di fattibilità è consultabile per esteso qui). Un progetto salito alla ribalta delle cronache solo qualche mese fa, quando il direttore dell’Orchestra Mozart, Claudio Abbado, diede l’annuncio alla città. Il committente dello studio è l’onnipresente Fondazione Carisbo, il cui presidente è il ben noto Fabio Roversi Monaco, ultimamente definito da Milena Gabanelli “il vero padrone della città”. 

Il problema è che la notizia in città è arrivata proprio come un meteorite. Nessuno se l’aspettava. L’idea dell’auditorium è nata con la proposta di Abbado, senza che la cittadinanza venisse in alcun modo informata o le fosse offerta la possibilità di partecipare ad una discussione pubblica. Nessuno ne sapeva niente, tuttavia il faraonico progetto è stato presentato come se fosse già cosa decisa e discussa. “Un regalo per Bologna”, è stato detto. plastico

Non deve sorprendere quindi che si siano già levate le prime richieste di chiarimenti e le prime perplessità. Sull’onda lunghissima delle polemiche inerenti al fallimento del Civis, la città ora si interroga sulla reale necessità di una tale struttura. La rete Siamolacultura, che rappresenta più di 80 associazioni bolognesi, parla di “politica dei grandi eventi”, rea di accentrare i finanziamenti pubblici in poche attività lasciando la città buia e deserta per la maggior parte dell’anno. La città, in effetti, dispone già di spazi per le attività musicali, e molti di essi necessitano urgentemente di finanziamenti. Il Duse, il Teatro Comunale, il Teatro Manzoni, sono tutte realtà cittadine già presenti, e che pure versano in situazioni economiche critiche.

Una volta costruito questo nuovo auditorium, non rischierà di ritrovarsi nella medesima situazione? A parte sporadici grandi eventi, chi riuscirà a riempire una struttura da 1800 posti? Sono tutte domande a cui il progetto presentato non dà risposte, e che i cittadini forse vorrebero chiarite, prima di iniziare i lavori. Gli stessi dubbi sembrano aver colto anche i politici cittadini: il candidato sindaco Virginio Merola ha dichiarato che l’auditorium non è una priorità, mentre il principale avversario Manes Bernardini è arrivato a chiedersi se la struttura riuscirà a stare in piedi da sola.

Di certo, almeno un fattore positivo il plastico del meteorite buono l’ha fatto emergere: riaccendere un dibattito pubblico sulla destinazione di una zona cittadina con grandi prospettive all’orizzonte. Ora ci si dovrà chiedere: cosa manca davvero a Bologna? Un futuristico auditorium per l’ascolto di musica classica, oppure uno spazio che possa dare voce ai giovani artisti che frequentano Bologna (senza scomodare famosi architetti lontani dalla realtà cittadina)? Il dibattito è aperto.

 

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